Thailandia, il colpo di Stato visto con gli occhi di un’italiana a Bangkok

6 Giugno 2014, di Redazione Wall Street Italia

BANGKOK (WSI) – Da oltre due settimane è in corso in Thailandia il colpo di stato militare capeggiato dal generale Prayuth Chan Ocha e annunciato dallo stesso con un messaggio televisivo diffuso a reti unificate lo scorso giovedi 22 maggio.

La terra del sorriso ha assistito così ad un susseguirsi di eventi che ormai conosce bene: si tratta infatti del dodicesimo colpo di stato organizzato dall’esercito dalla fine della monarchia assoluta nel 1932 ad oggi (l’ultimo solo nel 2010), preceduto da mesi di disordini e proteste, culminato con l’approvazione della legge marziale e il successivo coup, quale risultato del fallimento dei tentativi di conciliazione tra le diverse fazioni politiche in lotta da mesi. La giunta militare che ha preso il potere mira tuttavia a ristabilire l’ordine e ad attuare quelle riforme necessarie per un nuovo governo civile, e non militare, piuttosto che a instaurare un regime di violenza.

A distanza di 14 giorni, il coprifuoco, inizialmente imposto dalle 10pm alle 5am, è stato ridotto da mezzanotte alle 4am, mentre i canali radio e televisivi, sebbene ancora filtrati e controllati, hanno abbandonato la ripetizione dei messaggi e degli inni militari dei primi giorni.

Insieme ad una leggera flessione del turismo, la vita quotidiana e diurna a Bangkok ne ha risentito in modo marginale, nonostante le proteste in corso nella zona di Ratchaprasong. Insomma nelle strade non si vede praticamente nulla che faccia pensare a un golpe militare e non ci sono conseguenze di impatto sul “giorno per giorno” di thailandesi o residenti stranieri (i “farang”) tra cui noi italiani. In questi giorni, come all’inizio del colpo di stato, la vita al centro di BKK è rimasta immutata. Non è certo come i colpi di stato del 2006 o del 2010, in quei giorni si vedevano carri armati e militari ad ogni angolo.

L’economia del Paese, minata soprattutto sul fronte interno, aveva già incassato i primi colpi dopo mesi e mesi di instabilità politica, riportando una crescita al di sotto delle aspettative nel primo trimestre, con una contrazione del PIL pari al 2.1 % rispetto al precedente trimestre, mentre le previsioni di crescita per il 2014 sono passate dal 3 – 4% all’1,5 – 2,5 %.

Mentre si attende la riunione della Banca centrale, prevista per il 18 Giugno e dalla quale ci si aspetta un taglio dei tassi di interesse, fermi ora al 2%, il governo ad interim della giunta ha già risolto “la questione del riso”, uno dei punti cruciali nelle dinamiche di protesta del Paese. Un’operazione costata 35miliardi di baht (e che ne prevede altri 50miliardi) ma che ne ha già visto gli effetti positivi, con l’indice di fiducia dei consumatori salito di 10 punti negli ultimi giorni.

Su questo scenario politico interno, non è possibile trascendere dai Paesi limitrofi, ovvero dall’ASEAN, l’associazione politica ed economica tra 10 Paesi del Sud Est Asiatico, e di cui la Thailandia è la seconda economia piu importante. L’Unione prevede entro il 2015 il completamento dell’area di libero scambio tra i Paesi membri e, nonostante il principio di non interferenza, le questioni interne che possono avere risvolti regionali non sono taboo per gli altri paesi.

La Thailandia non puo’ quindi che tenere conto del suo impegno e delle sue scadenze nel risolvere nel piu breve tempo possibile i suoi problemi di instabilità politica interna.