Tassi negativi sui conti correnti? Per Unimpresa è “un’aberrazione”

11 Maggio 2021, di Mariangela Tessa

“I tassi negativi sui conti correnti applicati dalle banche italiane, per ora solo sui depositi con saldo superiore a 100.000 euro, sono un’aberrazione, specie in una situazione così difficile a causa della pandemia da Covid. Viene scaricata sulla clientela più facoltosa la “multa” che la Banca centrale europea applica alle banche sulla liquidità in eccesso lasciata sui depositi della stessa Bce”. Non usa mezzi termini il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora, di fronte all’aumento costante dei costi dei conti correnti bancari.

Per Spadafora, si tratta di “una scelta dettata dal fatto che le banche del nostro Paese preferiscono ridurre la loro attività sul fronte del credito, riducendo conseguentemente gli impieghi nei prestiti, e spingere di più la vendita di prodotti finanziari e assicurativi che si rivela, sul versante delle commissioni e quindi dei ricavi, assai più redditizia. L’assioma è il seguente: sempre più ricavi da commissione, sempre meno finanziamenti alla cosiddetta economia reale”.

Ma non finisce qui. “C’è un altro aspetto che ci preoccupa ovvero che l’aver avviato questo comportamento, vuoi con tassi di interesse passivi vuoi con commissioni extra, rappresenta un pericoloso precedente: non mi meraviglierei, insomma, se in futuro le banche cominciassero a tassare anche i conti con saldi più contenuti, quelli delle famiglie e delle piccole e medie imprese” osserva il vicepresidente di Unimpresa, dicendosi sorpreso del silenzio sia della politica sia delle istituzioni finanziarie di vigilanza.
“Non è possibile che, con la scusa del libero mercato, passi in sordina un comportamento così dannoso per la nostra economia: viene aggredita la liquidità che i cittadini più facoltosi potrebbero spendere e incrementare i consumi, vengono colpite le somme con le quali gli imprenditori pagano stipendi, fornitori e pure lo Stato con imposte e contributi vari”.

Conti correnti, ma quanto sono aumentati i costi?

Dietro l’aumento dei costi a carico dei risparmiatori c’è la politica adottata dalla Banca centrale europea (Bce), che ha portato in negativo i tassi di interesse per favorire la circolazione di liquidità per favorire prestiti a imprese e famiglie per ridare slancio all’economia.

Questo vuole che i soldi non impiegati dagli istituti di credito vengono depositati presso l’istituto di Francoforte al tasso di -0,50%. Se anche le banche garantissero ai propri clienti un mutuo a tasso zero ci rimetterebbero dei soldi. Di qui la politica di scaricare i costi sui titolari di conti correnti.

A conferma l’aumento dei costi dei conti correnti, una recente indagine di Bankitalia relativa al 2020 indica che il costo annuo per mantenere un conto è aumentato mediamente di 88,5 euro rispetto al 2019. L’incremento riguarda principalmente le spese fisse (canone annuo, bonifici, prelievi allo sportello, assegni), mentre poco meno di un terzo è relativo a quelle variabili. Il rischio reale è che più si ha un conto corrente ricco, più si perdono soldi.

Una stangata che prosegue anche quest’anno come evidenzia un’ indagine condotta da Altroconsumo che segnala negli ultimi 2 mesi, dal 3 febbraio al 22 aprile, un incremento delle spese dei conti delle banche online fino al +48%.
Non solo. La stessa indagine su un campione rappresentativo di 12 banche italiane ha evidenziato che già cinque istituti hanno iniziato ad applicare una penale sulle giacenze eccedenti rispetto alla soglia dei 50mila o 100mila euro. Non è escluso che presto anche altre banche possano muoversi nella stessa direzione.