Tasse: sulla casa in Italia le piu’ care. Francia contro Depardieu

11 Dicembre 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – L’Italia risulta essere il Paese più tassato in Europa per quanto riguarda il maggior carico fiscale sugli immobili. Solo la Francia ci supera.

Questi dati sono stati presi dall’ultima analisi di Eures elaborati per conto del “Coordinamento unitario dei proprietari immobiliari”. Ciascuna famiglia italiana infatti, secondo l’analisi, che possiede almeno un immobile, dovrà versare, grazie all’Imu, per il 2012, 1.216 euro a differenza dei “soli” 437 del 2011. Una differenza insomma di 780 euro, non pochi.

La ricerca inoltre mostra come l’imposizione fiscale sugli immobili ammonta all’1,7% del Pil, 1,1 in più rispetto al 2011, ovvero molto al di sopra del resto dei Paesi Europei.

L’Italia dunque risulta essere il secondo Paese dopo la Francia in Europa. Nel Regno Unito, Germania, Grecia e Irlanda infatti le tasse sulla casa sono inferiori. C’è però da fare un ultima considerazione, ovvero che in Francia nella tassa immobiliare vi sono alcune spese, tra cui canone tv, servizio di polizia e pompieri, che se tolte, come succede per il nostro Paese, porterebbero l’Italia senza alcun problema ad occupare la posizione di vertice per quanto riguarda i Paesi più tassati in Europa.

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Roma – “Ama la nostra comunità, il suo carattere rurale, campestre, bucolico”. Daniel Senesael, sindaco di Nechin, la vede così. Ma la scelta di Gerard Depardieu per milioni di francesi non ha queste motivazioni ma una altre, di natura fiscale: la star del cinema transalpino ha comprato casa ed è un residente di questo piccolo paesino del comune di Estaimpuis, un chilometro dal comune francese di Roubaix, perché in Belgio si pagano meno tasse.

I giornali, impietosi, elencano i benefici: non c’è tassa sulle plusvalenze finanziarie e l’imposta sulla successione è meno importante. E ancora, le donazioni sono esentasse. Insomma, argomenti non trascurabili quando il patrimonio personale è rilevante e tutto sommato a portata di mano: basta essere residenti in Belgio senza necessariamente avere la cittadinanza. Non è un caso che a Néchin siano residenti anche diversi membri della famiglia Mulliez, proprietaria del gruppo Auchan: Lille è a soli 20 minuti d’auto e perfino il sindaco di Estaimpuis, ormai, descrive la sua città come “la più francese delle città belghe”: il 27% dei residenti, d’altra parte, sono francesi.

Nei mesi scorsi aveva sollevato un polverone la scelta del magnate francese Bernard Arnault di chiedere la doppia nazionalità, francese e belga. La stampa transalpina aveva interpretato la scelta di Arnault come modo per sfuggire alla decisione del governo del presidente socialista Francois Hollande di tassare al 75% i redditi più alti. Ora c’è il caso Depardieu, sul quale si scaglia Liberation: “Da tempo l’unica cosa che lo interessa è il denaro, non ci sorprende vederlo raggiungere la schiera di esiliati del fisco in Belgio”.

La condanna è unanime, dal Partico comunista fracnese alla destra del Front National. Il Partito Socialista ha “deplorato” la decisione l’attore: “La Francia senza Depardieu non è la stessa, ma Depardieu senza la Francia non è la stesso. Voglio dire a Gerard ‘Torna presto’ “, ha detto il portavoce del Ps, Frédérique Espagnac. Jean-Francois Copé, presidente di quel che resta dell’UMP, ha detto che la scelta dell’attore è un fatto “triste per il nostro Paese e la sua immagine”. Una senatrice centrista, l’ex ministro Chantal Jouanno, chiede un’ “armonizzazione fiscale europea”.

E qui sta il punto: i governi e i paesi che rivendicano la totale sovranità in materia di scelte economiche rispetto alle istituzioni europee e si oppongono, ad esempio, alla nascita di una Forza di Difesa europea o alla cessione del seggio di membro permanente nel Consiglio di sicurezza Onu a favore di un’unica presenza europea, sono gli stessi che invocano l’armonizzazione fiscale all’interno dell’eurozona per evitare la fuga dei patrimoni e l’elusione fiscale. Una tentazione difficile da vincere anche per ‘Obelix’ Depardieu, a capo di un impero con investimenti in una quindicina di società che vanno dal ristorante di lusso a Parigi ai vigneti in Sud America, passando per i pozzi di petrolio a Cuba. (RaiNews 24)