Tasse aziende colpiscono al 58% i dipendenti

14 Luglio 2016, di Daniele Chicca

GINEVRA (WSI) – In teoria è stata studiata per penalizzare gli azionisti, ma l’imposta sugli utili delle imprese finisce per colpire invece i dipendenti, pesando per il 58% su di loro, secondo i calcoli dell’European Policy Center.  Alleggerirla, dunque, è un premio anche per i salariati, non solo per gli azionisti.

In Svizzera la tassa sulle aziende è dibattuta molto in questi ultimi tempi, perché il popolo dovrà esprimersi tramite referendum sull’abolizione o meno della riforma dell’imposizione fiscale delle aziende RIE III, che è stata definita la maggiore riforma fiscale dal 1940 nel paese. L’idea è abbassarla dal 23,48% (tasso netto nel 2013 nel comune di Losanna preso come esemplare) al 13,79% in un orizzonte temporale che va da qui al 2020.

I membri del partito socialista elvetico chiedono l’eliminazione dei “regali fiscali” fatti – secondo loro – agli azionisti delle imprese dopo l’unificazione della tassa, ma alcuni analisti sostengono che con un alleggerimento della corportate tax a essere premiati sarebbero non soltanto gli azionisti e i presidenti delle multinazionali, ma soprattutto i dipendenti.

L’idea della riforma è quella di premiare le imprese “a statuto speciale” (le multinazionali) con regimi fiscali di favore. Con la riforma le imprese a statuto speciale vengono eliminate, ma vedono ridotte le imposte. Imponendo un’aliquota unica, controbilanciandola con misure per alimentare il potere d’acquisto delle famiglie, si finirà per fare scendere le imposte sui profitti e per eliminare le imposte sui guadagni del capitale.

Italia – come al solito – eccezione in negativo

Berna è solo uno dei tanti molti Stati dove sono allo studio diversi progetti per alleggerire la pressione fiscale delle imprese e attirare gli investimenti. Dovrebbe presto avvenire nell’Inghilterra post Brexit ed è già da tempo il caso in Irlanda, un paese dove la corporate tax al 12,5% ha permesso di registrare una crescita del Pil impressionante del 26,3%.

Il presidente francese François Hollande ha avvertito già Londra dei rischi che una concorrenza fiscale sleale, portata all’eccesso potrebbero avere sulla stabilità economica dell’Europa. Trovare un fardello fiscale equilibrato ed equo non è un’impresa semplice e anche l’impatto che queste tasse hanno sulla produttività e sul mercato del lavoro è al centro dei dibattiti economici.

Il tasso medio della pressione fiscale sulle aziende è in calo nei paesi dell’Ocse, dove è scesa dal 47% del 1981 al 29% nel 2015. L’Italia rappresenta una triste eccezione: da noi la corporate tax è ancora al 31,4%, sebbene sia scesa dal 37,3% che era in vigore prima del 2008, l’anno dello scoppio della grande crisi finanziaria.

Ma in tutto questo tempo il problema vero e proprio è che le entrate della corporate tax sono rimaste pressoché stabili, sullo stesso arco temporale, se confrontate all’insieme di ricette fiscali e anzi, risultano persino in rialzo in rapporto al Pil. Rappresentano circa il 9% di tutte le ricette fiscali e il 3% del Pil (media dei Paesi Ocse), secondo quanto riferito da Diego Zuluaga, direttore delle ricerche dell’European Policy Center (Epicenter), nel suo studio pubblicato questo mese.

Il gruppo di ricercatori, con sede a Londra, critica “gli effetti ridistributivi” delle tasse sulle aziende, più che l’aliquota imposta. Ciò penalizza soprattutto i dipendenti, secondo l’economista Zuluaga. Epicenter denuncia “l’inefficienza di tale imposta come strumento destinato ad alzare le entrate e finanziare i servizi pubblici”.

La teoria economica di base sostiene che il fardello delle tasse sulle aziende pesa quasi interamente sulle spalle degli azionisti, che finiscono per subire una diminuzione delle loro ritorni da investimento, e che i consumatori e dipendenti sono invece risparmiati. Niente di più falso, secondo il think tank inglese.

Secondo le ricerche empiriche effettuate dagli economisti, una parte importante, anzi dominante, della tassa – in media il 57,6% – va a pesare sui dipendenti. Agli azionisti il 42,4%. La corportate tax è quanto l’impresa deve ogni anno allo Stato. Le tasse sugli utili sono calcolate in base ai profitti realizzati da una società nel corso di un dato esercizio fiscale.

Fonte: Le Temps