“Tasi, con abolizione favoriti redditi più alti e chi ha più di 54 anni”

8 Settembre 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Abolizione Tasi e Imu: davvero un affare per i cittadini? Il Corriere della Sera, con un articolo firmato Federico Fubini, fa un po’ di conti, mettendo in evidenza che con l’abolizione in particolare della Tasi, vengono “favoriti i redditi alti e chi ha più di 54 anni”.

Fubini ricorda come il governo abbia sottolineato che l’addio alla “tassa annuale sui servizi indivisibili” sulle prime case e all’”imposta municipale unica” sulle residenze principali “di pregio” riguarda tutti o quasi: “l’81% degli italiani, o per la precisione delle famiglie che abitano nel Paese”.

Detto questo, “in realtà la platea dei beneficiari – comunque enorme – sarà probabilmente un po’ più piccola di così: secondo l’ultima indagine sui bilanci delle famiglie della Banca d’Italia, nel 2012 viveva nella casa di proprietà il 67,2% delle famiglie; per il più recente censimento dell’Istat, nel 2013 siamo al 72,1%. Dunque poco meno di un terzo dei residenti in Italia resterà fuori dall’operazione Tasi e Imu, perché non le pagava, però dovrà coprire con le proprie tasse 3,5 miliardi di «compensazioni» spedite dal governo ai Comuni rimasti senza il loro gettito dagli immobili”.

“L’indagine della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane, pubblicata l’anno scorso su dati del 2012, aiuta a farsi un’idea. Negli ultimi tre anni infatti è cambiato pochissimo. L’indagine dice per esempio che il 76% delle famiglie con capofamiglia dai 55 anni in avanti vive in casa di proprietà: dunque beneficerà dello sgravio, mentre solo il 24% dei più anziani resta fuori. La situazione invece è rovesciata nelle famiglie con capofamiglia fino ai 34 anni di età: nei giovani solo il 44,7% è soggetto a Tasi o Imu, tutti gli altri invece no e dovranno compensare con le loro tasse l’ammanco dei comuni”.

“Uno squilibrio simile si replica se si guarda ai livelli di istruzione o allo status professionale. Paga Imu o Tasi il 76,6% dei capifamiglia laureati, ma solo il 58,5% dei diplomati delle scuole medie. Versa la tassa sugli immobili l’85,3% dei dirigenti, ma solo il 47,5% degli operai. Più in generale, sono proprietari della casa in cui vivono e dunque candidati allo sgravio ben nove italiani su dieci nel club composto dal 20% della popolazione che guadagna di più: il top 20%. Se si guarda invece al 20% della popolazione che guadagna meno, fra loro solo il 34% vive in casa di proprietà ed è candidato allo sgravio; gli altri due terzi fra i meno abbienti sono solo candidati a pagare per quello sgravio con il loro contributo alla fiscalità generale. L’effetto è anche accentuato dal fatto che le case dei più benestanti in media sono più grandi (137 metri quadri) e pagavano più Imu o Tasi. Stesso meccanismo se si guarda agli immigrati: solo il 21% fra loro vive in case di proprietà, contro il 71% degli italiani”.

Intanto il premier Renzi, nella trasmissione di Porta a Porta andata in onda ieri sera, ha confermato: “Nel 2014 abbiamo dato gli 80 euro, nel 2015 abbiamo concluso l’operazione su Irap e costo del lavoro, nel 2016 taglieremo l’Imu e la Tasi che è l’operazione che abbiamo annunciato a luglio. Nel 2017 penseremo all’Ires e nel 2018 all’Irpef”.

“Noi togliamo Imu e Tasi e daremo ai sindaci un assegno corrispondente” al taglio. “Quel che togliamo ai Comuni lo restituiamo paro paro, come si dice a Roma. Sara’ emblematico: tot levi ai Comuni, tot rimetti immediatamente”.

Sulle pensioni “le decisioni si annunciano solo quando siamo sicuri di farle”. “Oggettivamente dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo. Il problema è quanto prima e quanti soldi”.