Società

Taglio Irpef, quanto entrerebbe davvero in tasca ai lavoratori

Il taglio dell’Irpef per il ceto medio torna al centro della discussione politica in vista della Legge di Bilancio 2026. L’ipotesi, confermata nei giorni scorsi dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo, è di ridurre dal 35 al 33% l’aliquota applicata ai redditi tra 28mila e 50mila euro, estendendo lo scaglione fino a 60mila.

La misura, nelle intenzioni del governo, avrebbe un impatto immediato in busta paga: un alleggerimento che, nelle stime, varia da poche decine di euro a un massimo di 120 euro al mese per chi dichiara 60mila euro. Ma al di là degli annunci politici, a fare i conti è stata la Fondazione nazionale dei commercialisti (FNC), che ha elaborato simulazioni basate sulle dichiarazioni Irpef 2024 (anno d’imposta 2023) diffuse dal Mef.

Chi sarebbe coinvolto

Secondo la Fondazione, la platea interessata al taglio ammonterebbe a 12,6 milioni di contribuenti, pari al 31,2% del totale, leggermente inferiore a quella indicata inizialmente dal viceministro Leo (13,6 milioni). È una fascia che concentra gran parte della ricchezza nazionale: da sola dichiara il 60,1% del reddito imponibile complessivo e versa il 78,6% dell’imposta netta totale.

In altre parole, è il cuore del “ceto medio” fiscale italiano, quello che più di tutti sostiene le entrate dello Stato e che più spesso invoca un alleggerimento del prelievo.

Le simulazioni

I calcoli messi nero su bianco dalla Fondazione mostrano un quadro molto differenziato:

  • Redditi 28-50mila euro: 9,6 milioni di contribuenti (circa il 76% della platea) otterrebbero benefici limitati, da 20 euro l’anno (1,7 euro al mese) per chi guadagna 29mila euro, fino a 440 euro l’anno (36,7 euro al mese) per chi arriva a 50mila. Il costo stimato per le casse pubbliche è di 1,2 miliardi;
  • Redditi 50-60mila euro: 940mila contribuenti godrebbero di vantaggi più consistenti, da 540 euro (45 al mese) fino al massimo di 1.440 euro l’anno (120 al mese). Qui il costo stimato è di 756 milioni;
  • Redditi oltre i 60mila euro: circa 2,1 milioni di contribuenti riceverebbero comunque lo stesso beneficio massimo previsto per la soglia dei 60mila, cioè 1.440 euro l’anno, indipendentemente dal reddito effettivo. La spesa pubblica aggiuntiva sarebbe in questo caso di 3 miliardi.

La somma porta al conto finale: 5 miliardi di euro, una cifra ben superiore alle prime stime politiche.

Il nodo delle coperture

Il nodo critico resta quello delle coperture. Dopo il tentativo fallito dello scorso anno – quando la riduzione ulteriore dell’Irpef saltò per mancanza di fondi – la maggioranza dovrà ora trovare risorse certe per coprire un intervento di questa portata. Forza Italia continua a spingere, rivendicando la misura come cavallo di battaglia. Fratelli d’Italia e Lega, più cauti, attendono il quadro complessivo della manovra prima di sbilanciarsi.

Il rischio, sottolineano alcuni analisti, è che gran parte delle risorse finisca comunque ai redditi più alti, visto che il beneficio massimo di 1.440 euro l’anno si applicherebbe anche a chi guadagna ben oltre i 60mila euro. Una questione di equità che inevitabilmente alimenterà il dibattito parlamentare.