Swissleaks: tutti i manager, politici e finanzieri della lista Falciani

13 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Dopo le rivelazioni su politici e finanzieri della lista Falciani, si allarga dunque la platea dei personaggi italiani famosi coinvolti che avevano aperto un conto in Svizzera presso la filiale di Ginevra di HSBC, almeno stando a quanto riporta il settimanale L’Espresso, che ha pubblicato l’inchiesta in concomitanza con Le Monde e il Guardian.

Nella lista dei presunti evasori nel 2006-2007 spuntano i nomi delle celebrità Stefania Sandrelli e Ornella Vanoni, degli stilisti Valentino e Roberto Cavalli, del sondaggista Renato Mannheimer, dei parlamentari Pippo Civati (PD) e Giorgio Stracquadanio, ex radicale passato a Forza Italia, legato a Marcello Dell’Utri, e del finanziere di Matteo Renzi Davide Serra.

Se i nomi di Valentino Rossi e di Valentino Garavani erano già emersi, ora l’elenco si arricchisce con il presidente di Telecom Italia Giuseppe Recchi e l’amministratore delegato di Benetton, Eugenio Marco Airoldi. Entrambi chiariscono che si tratta di investimenti regolarmente denunciati in Italia. C’è poi l’immobiliarista Manfredi Catella, che parla di un’ingente eredità (922mila dollari) su cui sono state pagate le tasse nel nostro Paese.

“I cittadini italiani associati a quei conti svizzeri (come beneficiari, cointestatari o procuratori dei conti) sono 7.499 e avevano depositi per un totale di 7 miliardi e 452 milioni di dollari”, scrive L’Espresso.

“Oltre ai vip già emersi domenica scorsa , come il pilota Valentino Rossi, lo stilista Valentino Garavani e il manager Flavio Briatore (che ha la residenza fiscale all’estero), la lista comprende centinaia di imprenditori, dirigenti d’azienda, stelle dello spettacolo e professionisti di rango, ma anche commercianti, casalinghe e piccoli artigiani sconosciuti alle cronache”.

Scorrendo la lista troviamo anche il costruttore scomparso Bruno De Mico, l’ex rettore della Bocconi Luigi Guatri, Luigi Maria Clementi del gruppo “I grandi viaggi” e l’ex direttore dell’autodromo di Monza Enrico Ferrari.

La lista prosegue con l’ex colonnello dei Ros, Giuseppe De Donno, che al settimanale dichiara trattarsi di un piccolo investimento di 5mila euro eseguito dal padre. Ricompare il nome di Silvano Larini, già coinvolto in Tangentopoli e oggi residente in Polinesia.

Altro cognome legato a quella stagione è Gardini. Il conto è intestato alla figlia di Raul, Eleonora. Tra le correntiste donne vi sono anche la giornalista Ludina Barzini e la vicepresidente del gruppo Bolton, Marina Nissim.
Nella Lista Falciani compare anche un volto molto noto per i milanese: Luigi Luini, il re dei panzerotti. Interpellato dall’Espresso, ha chiarito che quel conto di famiglia è stato chiuso anni fa.

Altri nomi presenti nell’elenco quelli di Maurizio Barraco, presidente del Banco di Napoli, e di Franco Gussali Beretta dell’omonima fabbrica d’armi. E’ stato chiuso nel 2002 il conto di Luigi Zunino. Presente anche un conto intestato all’ex numero due di Alitalia, Salvatore Mancuso, il cui fondo d’investimento Equinox ha sede operativa a Lugano.

Stracquadanio, scomparso nel gennaio 2014, aveva una disponibilità notevole nel conto svizzero: dieci milioni e 700 mila dollari. L’Espresso ha contattato i suoi familiari, indicati come contitolari del conto, offrendo la possibilità di fornire chiarimenti. “Non ho alcun commento da fare”, ha però dichiarato la sorella di Giorgio, Tiziana Stracquadanio, cointestataria del deposito svizzero insieme al padre Raffaele.

L’esponente di punta dell’ala ‘ribelle’ del Pd, Giuseppe Civati, già candidato alla segreteria del partito, viene invece collegato a un deposito con soli 6.589 dollari di cui è titolare suo padre Roberto, classe 1943, in passato amministratore di aziende importanti come la Redaelli Tecna di Milano. “Non ho mai avuto accesso a quel conto, di cui non sapevo proprio niente”, ha dichiarato Civati a L’Espresso. “Solo ora mio padre mi ha spiegato – ha aggiunto – di averlo aperto quando era amministratore e azionista della Redaelli, che aveva fabbriche anche all’estero: c’erano soldi regolarmente dichiarati nei bilanci”.

(DaC)