Svizzera capitola, toglie limite cambio. Euro crolla anche -30% sul franco

15 Gennaio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – In un voltafaccia strategico choc, la Banca centrale svizzera sorprende i mercati di tutto il mondo, decidendo di togliere il limite imposto da tre anni al tasso di cambio del franco svizzero nei confronti dell’euro.

Immediata la reazione sui mercati valutari del Forex, con il rapporto di cambio euro/franco svizzero che scivola del 13% a CHF 1,04 dopo aver toccato punte al ribasso del -30% a 0,87. Il rapporto dollaro/franco svizzero è collassato anche del -26% a CHF 0,7457.

Di fatto è stato eliminato il tasso minimo di 1,20 a cui il franco scambiava nei confronti dell’euro. L’ancoraggio che era stato fissato nel settembre del 2011 al fine di proteggere l’economia svizzera dalla crisi dei debiti sovrani dell’Eurozona e difendere i gruppi esportatori da un indesiderato rafforzamento della valuta nazionale.

La Banca centrale elvetica ha anche abbassato il tasso sui depositi interbancari a -0,75% dal precedente -0,25%, stando a quanto scritto nel comunicato. La speranza è dissuadere gli investitori dall’usare il franco come valuta rifugio. Il Ceo della multinazionale elvetica di orologi Swatch, Nick Hayek, ha definito gli eventi di oggi “uno tsunami“.

Steve Woodcock, a capo della divisione trading di TradeNext, ha parlato di una “carneficina”, risultato di quella che definisce la “decisione più importante mai vista in 30 anni di carriera”. “Il modello di autodifesa della banca centrale per salvaguardare la sua economia ha creato una guerra valutaria sui mercati con i rialzisti del franco che sono stati spazzati via”. Per altri osservatori molti trader sul Forex oggi perderanno il loro posto di lavoro.

“Sebbene il valore del franco svizzero sia ancora elevato, l’eccessiva valutazione è diminuita nel complesso dal momento dell’introduzione del tasso minimo di cambio”, si giustifica la SNB in un comunicato, dove si aggiunge che “l’economia è stata capace di trarre vantaggio da questa fase per adattarsi alla nuova situazione”.

È la fine della politica monetaria protezionista e ‘bloccata’ che l’istituto ha adottato da inizio settembre 2011 con l’obiettivo di difendere la propria economia dagli scossoni della crisi dell’area euro. Alla luce degli ultimi sviluppi e in vista del programma di allentamento monetario straordinario della Bce, la banca centrale ha ritenuto non più motivata la misura di ancoraggio.

La Borsa svizzera accusa un calo di anche l’11%, il maggiore dal 1989: persi 114 miliardi di dollari. Prima della mossa a sorpresa annunciata dal presidente SNB Thomas Jordan, l’azionario del paese guadagnava lo 0,8%.

La decisione di ancorare il tasso di cambio a 1,20 era stata presa per evitare un eccessivo apprezzamento del franco nei confronti dell’euro. Il cambio euro/franco svizzero, infatti, era stato fissato in modo che l’euro non potesse scendere sotto 1,20 franchi svizzeri. Ora le due divise sono sulla parità. L’euro ha perso terreno anche sul dollaro. Al momento cede più dell’1% a $1,16.
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Per imporre l’ancoraggio tra le due valute concorrenti, la banca aveva dovuto vendere franchi svizzeri e comprare euro. Ora, con la fine del tasso minimo di cambio, la SNB può liberarsi di riserve in euro e tornare ad acquistare franchi svizzeri.

Secondo l’economista di World First, Jeremy Cook, la banca centrale svizzera ha alzato bandiera bianca ed è ora pronta per un programma di Quantitative Easing da parte della Bce.

L’istituto non cercherà più di svalutare la propria moneta per stare al passo con il calo dell’euro e la deflazione dell’Eurozona.
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“La Svizzera ha capitolato completamente. La pressione che ha messo la Bce, facendo capire che varerà un programma di acquisto di titoli di stato già dalla prossima settimana (misura che porterà a una nuova svalutazione dell’euro) è stata sufficiente a convincere la Swiss National Bank a non voler più partecipare al gioco della svalutazione”.

Secondo Simon Derrick, chief market strategist di BNY Mellon, la banca nazionale elvetica si aspettava un incremento della domanda per il franco, considerato valuta rifugio, nella settimana che viene, e non offrire un tasso reso economico in maniera artificiale.

Chi vuole avere la divisa considerata bene rifugio dovrà sborsare somme molto più alte ora che il franco si è rafforzato di anche un quinto sull’euro. “La SNB crede che o la crisi russa si intensificherà o che un programma di quantitative easing in Eurozona sia imminente”.

Evidentemente Berna non poteva più permettersi di svalutare ulteriormente il franco legandolo all’andamento dell’euro. Ora la moneta elvetica sarà libera di muoversi sui tassi di cambio come vorrano gli investitori. “Nessuno esce vincitore quando si trova sulle rotaie davanti a un treno in arrivo a tutta velocità, a parte il treno”, ha chiosato l’analista di World First.

La Svizzera è un paese pieno di aziende di alto profilo che esportano in Europa e ha una valuta nazionale già di per sé molto forte in rapporto al Pil e alle dimensioni dell’economia.

Cosa succederà ora rimane un mistero per gli economisti. È ancora troppo presto per dirlo, secondo Simon Smith, chief economist di FxPro. Gli effetti saranno imprevidibili. “La SNB ha rotto una diga e stanno ancora uscendo le acque. Ci vorrà tempo per vedere cosa giace sotto”.