Svizzera, capitali esteri intrappolati

2 Ottobre 2014, di Redazione Wall Street Italia

BERNA (WSI) – Prelievi in contanti vietati o limitati in Svizzera se non si dimostra la regolarità fiscale del denaro. E i clienti stranieri portano le banche in tribunale. Le prime sentenze hanno dato verdetti contrastanti e ora a occuparsene saranno i giudici di appello.

Con lo scambio automatico di informazioni sempre più incombente e l’autoriciclaggio in arrivo, però, gli evasori che detengono capitali non dichiarati negli istituti di credito elvetici si ritrovano stretti tra due fuochi: non solo quello «nemico» di governi e tax authorities nazionali, ma anche quello «amico» delle stesse banche. A tracciare il quadro della situazione è stato ieri Paolo Bernasconi, avvocato luganese e professore emerito dell’università di San Gallo, intervenuto al convegno sulla voluntary disclosure organizzato ieri a Milano dalla Fondazione Antonio Uckmar.

Tutto parte da una presa di posizione della Finma (l’autorità federale che in Svizzera vigila sui mercati finanziari) emanata il 22 ottobre 2010 in relazione al rischio legale e reputazionale degli intermediari.

«Questo ha dato luogo a una serie di decisioni interne da parte delle banche volte a minimizzare le possibilità di essere coinvolte in procedimenti, penali o fiscali, capaci di minare l’immagine dell’istituto o dei suoi dirigenti», spiega Bernasconi, «tali strette hanno portato negli ultimi due anni a scelte ancora più drastiche. Quasi tutte le banche hanno introdotto per i clienti residenti all’estero limiti o addirittura divieti nei prelevamenti o nei bonifici verso conti intestati a società di paesi black list». Dando luogo a un vero e proprio contenzioso: diritto di proprietà (del cliente) contro diritto alla reputazione (della banca). Con in mezzo l’obbligo di mandato che regola il rapporto contrattuale.

«In molti casi si è finiti davanti al giudice», prosegue il professore elvetico, «vi sono procedimenti presso le corti civili di Lugano, Ginevra, Zurigo. A prescindere dagli esiti, il cambiamento è epocale: sono venuti meno molti di quei servizi che le stesse banche avevano offerto per decenni agli evasori di tutto il mondo, trasformando la sicura cassaforte di un tempo in una sorta di limbo per i capitali offshore».

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