Da marzo 71 suicidi per Covid: “Pesano fattori economici, ma non solo”

7 Settembre 2020, di Alberto Battaglia

Le conseguenze psicologiche della pandemia da coronavirus, complici l’isolamento forzato, il distanziamento sociale e il diffuso senso di angoscia, avrebbero indotto 71 casi di suicidio a partire da marzo (a cui andrebbero aggiunti altri 44 tentati suicidi). E’ quanto si apprende dai dati diffusi oggi nell’ambito del Convegno internazionale sulle tematiche legate al suicidio, organizzato presso l’Università La Sapienza di Roma e dalla Fondazione Menarini.

Anche la crisi economica indotta dalla pandemia è ritenuta corresponsabile dell’incremento dei suicidi. Per sole ragioni economiche, nello stesso periodo del 2019, si erano tolte la vita 44 persone. L’incremento, nell’anno segnato dal Covid-19, è stato superiore al 60%.

Il fattore economico è certamente importante ma non è l’unico: pesano anche lo stigma, il senso di esclusione, il dolore sociale oltre quello fisico. Allora la progettazione di un gesto estremo si fa più concreta”, ha affermato Maurizio Pompili, Presidente del Convegno e Professore Ordinario di Psichiatria alla Sapienza Università di Roma, citato dall’agenzia Agi, ma la prevenzione è tuttavia possibile, non solo imparando a riconoscere i segnali d’allarme ma anche recuperando il significato di rete sociale, soprattutto in questo difficile periodo”.

L’incremento dei suicidi non è, di per sé, un dato inaspettato. Di fronte a emergenze diffuse questo fenomeno è sempre in agguato: durante la crisi del 2008, ha ricordato il presidente del Convegno, l’incremento dei suicidi fra i soggetti di sesso maschile è stato del 12%.

Il peso del distanziamento

“L’isolamento è uno degli elementi che possono far precipitare il disagio psichico, ma è ben diverso dal distanziamento fisico necessario a contenere il contagio”, ha proseguito Pompili, “si può essere distanti ma vicini, stando accanto agli altri pur nel rispetto delle disposizioni anti-Covid più rigide”.
Già nei mesi scorsi alcune indagini avevano mostrato come il lockdown avesse fortemente impattato l’equilibrio psicologico di una percentuale significativa degli italiani.
Secondo un’analisi condotta dalle università dell’Aquila e di Roma Tor Vergata e dal progetto ‘Territori aperti’, che ha sottoposto a un questionario online oltre 18mila soggetti fra il 27 marzo e il 6 aprile, il 37% degli intervistati dichiaravano la presenza di sintomi riferibili al disturbo da stress post-traumatico, il 22,9% un disturbo dell’adattamento, il 21,8% affermava di essere in condizione di stress elevato, il 20,8% descrivevano i sintomi dell’ansia, il 17,3% riportava depressione e il 7,3% insonnia.