STRETTA MONETARIA DURA, FA PAURA

10 Maggio 2000, di Redazione Wall Street Italia

L’opinione degli analisti di Wall Street, stando ai commenti raccolti in queste ultime sedute di borsa, è ormai stabilizzata nella previsione di un aumento dei tassi di interesse dello 0,50% da parte di Alan Greenspan e dei governatori della banca centrale Usa alla prossima riunione del 16 maggio del Federal Open Market Committee. Un altro rialzo dello 0,25% è dato per molto probabile in giugno.

Ma alla J.P. Morgan, una delle maggiori banche commerciali americane, gli economisti ritengono che gli analisti di Wall Street siano fin troppo prudenti. La stretta monetaria della Fed, insomma, potrebbe essere più dura. Il che si traduce nella previsione in uno scenario decisamente negativo per il mercato azionario Usa.

“Poiché è ormai evidente che nel secondo trimestre la crescita dell’economia sarà forte tanto quanto nel primo – ha detto il managing director di J. P. Morgan Phillip Suttle parlando della politica monetaria degli Stati Uniti – un ulteriore rialzo dello 0,50%, molto probabilmente a giugno, è praticamente garantito”.

Suttle prevede che il tasso dei “federal funds” (i tassi a breve che le banche applicano l’una all’altra nei prestiti interbancari) già aumentato dalla Federal Reserve dal 5,75% al 6,0% in marzo, toccherà il 7,25% in agosto.

Il managing director di J.P. Morgan ha una credibilità notevole negli ambienti finanziari newyorkesi. Aveva ad esempio previsto che il tasso di disoccupazione Usa in aprile sarebbe calato al 3,9%; previsione poi rivelatasi esatta: lo scorso venerdì il Dipartimento del Lavoro americano ha annunciato il nuovo record degli ultimi 30 anni per il tasso di disoccupazione, sceso dal 4,1% di marzo al 3,9% in aprile.

Nelle sue analisi più recenti Suttle ha messo in evidenza che gli elementi della crescita del mercato del lavoro sono aumentati in modo uniforme, con un’accelerazione sia sul fronte delle ore lavorate e sia su quello della creazione di posti di lavoro.

Il calo del tasso di disoccupazione conferma in sostanza l’irrigidimento già evidente in altri indicatori del mercato del lavoro, stando alla tesi della J.P. Morgan. E ciò è coerente con uno scenario che, per la prima volta da anni, registra una crescita dei costi del lavoro.

Poiché la banca centrale Usa ammette ormai che sia questa crescita che l’inflazione stanno accelerando, la risposta da parte di Alan Greenspan e dei governatori della Federal Reserve a questi sviluppi macro-economici – dice Suttle – sarà una stretta monetaria dura da applicare nei prossimi mesi.

La sostanza nel mercato azionario statunitense che non è mai avvenuto, in passato, che si sia verificato un rialzo di borsa alla vigilia di un provvedimento aggressivo varato dalla Fed.

Ciò significa che prima di poter ricominciare a salire (e lo farà….), Wall Street rischia di dover subire ulteriori spinte al ribasso e non è facile digerire aumenti dei tassi in serie da 50 punti base ciascuno.