Lo stipendio dei neolaureati in Italia è solo 14esimo in Europa

5 Novembre 2019, di Alberto Battaglia

Difficile non pensare che, nel fenomeno della “fuga dei cervelli”, abbiano un ruolo di primo piano le disparità di reddito fra i neolaureati europei. In Germania un giovane fresco di laurea può ambire a uno stipendio iniziale di 49mila euro, in Francia di 36mila, mentre in Italia si scende a 28.800 euro.
Le retribuzioni del Bel Paese precedono di pochissimo quelle della Spagna e, con un più ampio margine, quelle del Portogallo. Lo rivelano i risulta di di un’indagine condotta su 5.856 organizzazioni operanti 31 Paesi dalla società di consulenza Willis Towers Watson.

Sui 23 Paesi europei presi in considerazione nella ricerca, l’Italia risulta 14esima in classifica (grafico in basso). I dati (per quanto non corretti per il costo della vita nei vari Paesi) mostrano in vetta la Svizzera, prima per salari offerti per i neolaureati, seguita da Danimarca, Norvegia, Austria e Germania.
Precede, un po’ a sorpresa, la posizione italiana anche la Slovenia, il cui salario d’ingresso per i neolaureati è di 32.400 euro.

Le disparità proseguono se si passa ad analizzare il progresso salariale cui possono ambire i laureati rispetto ai diplomati e i titolari di dottorato sui laureati. In Italia il primo step accademico varrebbe un incremento salariale ridotto al 12%, il secondo, quello del dottorato, appena il 13%.

L’incentivo a proseguire gli studi è decisamente più elevato in Germania, dove una laurea per chi si affaccia al mondo del lavoro assicura una retribuzione superiore del 32% rispetto a un diploma, ma anche in Francia, dove chi consegue un dottorato incrementa le sue possibilità di guadagno del 43% rispetto al semplice laureato.

“Le prospettive remunerative dei neolaureati in Italia si confermano non molto entusiasmanti. Rispetto agli altri paesi europei con un’economia comparabile, come Francia e Germania, la laurea In Italia non garantisce un primo stipendio sostanzialmente superiore a quello offerto da un diploma”, ha commentato Rodolfo Monni, responsabile indagini retributive di Willis Towers Watson Italia.
“Anche le prospettive di crescita a breve termine – ha aggiunto – non sono incoraggianti.
Dopo due anni di lavoro, un laureato italiano vede aumentare la sua retribuzione fissa di circa il 10%, rispetto al 22% di Francia e Germania e al 25% di Spagna e Regno Unito: una progressione che un neolaureato italiano riesce a raggiungere dopo 4 o 5 anni dall’ingresso nel mondo del lavoro”.