Stefania Craxi annuncia la morte del centrodestra

16 Dicembre 2011, di Redazione Wall Street Italia

Roma – “Lascio il Pdl. Un ciclo è finito e l’alleanza di centrodestra non esiste più e Berlusconi purtroppo non se ne è accorto”. Stefania Craxi ha spiegato le ragioni del suo passaggio dal Pdl al Gruppo misto. Sul futuro della realtà del centrodestra italiano ha detto: “Io credo che se non si metterà mano a una grande riforma dell’Italia non ci sarà governo Monti che tenga”.

“Il Pdl – ha proseguito Craxi in diretta a “Tgcom24″ – non ha una linea politica, finché Berlusconi ne sarà proprietario Casini non scenderà a patti. Con un atto di generosità Berlusconi avrebbe dovuto permettere al Pdl di diventare un vero partito politico, ma questo non è avvenuto”.

Craxi ha poi illustrato anche le responsabilità di Berlusconi: “Il 14 dicembre di un anno fa avrebbe dovuto mediare con Fini, compattare la maggioranza e procedere con il programma di riforma e non rimanere arenati per un anno su scandali e questioni giudiziarie. Berlusconi dovrebbe andarsene ora dal partito”. E ha concluso con una nota sul suo futuro politico: “Voglio creare una vasta area di riformisti, per lavorare sui contenuti. Fini non sarà compreso nei riformisti”.

Intanto e’ polemica per le parole pronunciate dal fondatore del PdL e tre volte premier italiano. Non è facile riuscire a mettere assieme Benito Mussolini e Mario Monti. A meno che non si sia Silvio Berlusconi. E non si abbia la fissazione che il presidente del Consiglio in Italia non ha poteri. E così, partendo da questo suo leit motiv, durante la presentazione del libro di Bruno Vespa, l’ex premier riesce per giunta a dire che quella del Ventennio era una “democrazia minore” e che il Duce aveva ragione quando definiva l’Italia un “paese ingovernabile”. Ma anche a definire il Professore “disperato” perchè in Parlamento sulla manovra ha fatto “marcia indietro praticamente su tutto”.

Di certo, questa volta la vena buonista sfoggiata finora nei confronti del suo successore, lascia il posto a una linea più tranchant. E anche se evita di usare l’espressione ‘staccare la spina’ tanto invisa a Monti, Berlusconi il messaggio lo invia molto chiaro: “Non c’è nessuna certezza che questo governo abbia di fronte a sé tutto il tempo della legislatura”. Non un voltafaccia completo: l’ex premier concede al professore “generosità” per aver scelto di assumere la “missione” di guidare il Paese in questa fase di emergenza. Pur tuttavia, le critiche alla manovra sono molteplici e Berlusconi spiega che il Pdl voterà la fiducia solo perché la considera “il male minore”. Il Cavaliere attacca su pensioni e tassazione dei capitali scudati, spiega che quello delle liberalizzazioni dei taxi e delle farmacie è un falso problema e aggiunge che l’Ici è la prima cosa che toglierebbe se tornasse al governo.

D’altra parte Berlusconi sa bene quale fermento ci sia nel suo partito, base compresa, rispetto a questa manovra. In queste ore si moltiplicano i boatos che vorrebbero dei distinguo tra i suoi deputati rispetto al voto di fiducia di domani: brillerà per assenza Antonio Martino e altri potrebbero seguire il suo esempio, ma soprattutto nell’area ex An vicina a Matteoli starebbe covando la tentazione di votare contro. Il leader del Pdl sa tutto questo e sa che deve cercare di tenere unito un partito che sulla scelta di sostenere il governo Monti si è già spaccato. E poi c’è un altro ‘faro’ che illumina sempre i ragionamenti di Berlusconi e che giustifica l’accantonamento della linea soft: i suoi amati sondaggi. Il Cavaliere spiega apertamente che l’appoggio all’esecutivo dei Professori sta penalizzando Pd e Pdl, favorendo al contempo da una parte l’Idv e dall’altra la Lega.

La Lega, appunto. Anche oggi nessun incontro tra Berlusconi e Bossi e frecciatine reciproche. Eppure l’ex premier si dice convinto che l’alleanza con il Carroccio non sia persa perché, è il ragionamento, loro non possono essere così “masochisti” da voler perdere le amministrazioni del Nord al voto di primavera. Insomma, a chi lo ascolta il Cavaliere dà la netta sensazione di considerarsi già in campagna elettorale. Lui non nega: “Un movimento politico – ammette – è sempre in campagna elettorale. Noi riteniamo di essere pronti per le elezioni in qualsiasi momento”. Ciò che nega è che il suo partito stia già ragionando sulla possibilità di accorciare la vita di questo governo. Perchè il Cavaliere sostiene che dei sondaggi favorevoli potrebbero far venire questa tentazione a qualcuno, ma guai a dire che questo qualcuno potrebbe essere lui. “No, io no perché sono responsabile. Ma credo che altri non abbiano lo stesso senso dello Stato e lo stesso senso di responsabilità”.