Stato-mafia: Scarpinato nel ‘mirino’ del CSM per una lettera dedicata a Paolo Borsellino

26 Luglio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Lidia Undiemi, palermitana, è l’economista di Wall Street Italia.

Palermo – Su richiesta del membro laico del Pdl Nicolò Zanon il comitato di presidenza del Csm ha aperto una pratica su Roberto Scarpinato per le parole contenute nella lettera che ha dedicato a Paolo Borsellino in occasione della manifestazione di commemorazione del 19 luglio scorso in via D’Amelio, organizzata dalla famiglia Borsellino e condivisa da migliaia di cittadini che si sono stretti attorno ai magistrati presenti per ricordare, lontano dalle commemorazioni ufficiali, il giudice ucciso dalla mafia.

La valutazione spetterà alla prima prima commissione del Csm, competente sui trasferimenti d’ufficio per incompatibilità dei magistrati.

Roberto Scarpinato è attualmente procuratore generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta, un uomo di Stato conosciuto dal grande pubblico non soltanto perché è stato membro del pool antimafia con Falcone e Borsellino ma anche per aver condotto attività giudiziarie delicatissime, dal processo Andreotti, con cui è stato riconosciuto che il senatore a vita ha avuto rapporti con la mafia sino al 1980, ad indagini colossali sui rapporti fra economia e sistemi criminali riuscendo a sequestrare beni per più di 3 miliardi di euro nell’arco di 3 anni (dal 2008 al 2010).

Non meno importante, ovviamente, il ruolo assunto dal magistrato nell’ambito delle indagini sulla presunta trattativa Stato-mafia legata alle tragiche stragi del 1992, qualche giorno fa sfociate nella richiesta di rinvio a giudizio di personaggi di spicco del mondo politico firmata dai pm di Palermo Antonio Ingroia, Nino Di Matteo, Lia Fava e Francesco Del Bene. Tale richiesta coinvolge, fra gli altri, anche il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, l’ex ministro dell’interno Nicola Mancino, l’ex ministro Calogero Mannino e il generale dei carabinieri Mario Mori. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di violenza o minaccia a corpo politico dello Stato e concorso in associazione mafiosa.

Non si è potuto fare a meno di notare la mancata firma del capo della procura Francesco Messineo, specialmente se si considera che la stessa posizione è stata mantenuta circa un mese prima nell’atto di chiusura dell’indagine sulla trattativa Stato-mafia.

Roberto Scarpinato e Francesco Messineo concorrono per la nomina a procuratore generale di Palermo su cui deciderà il plenum dopo la spaccatura del Csm che si è espresso con una maggioranza di tre voti in favore di Messineo mentre la minoranza ha sostenuto Scarpinato con due preferenze. Messineo ha ottenuto quelle dei togati delle correnti moderate della magistratura Pina Casella (Unicost) e Tommaso Virga (Magistratura Indipendente) e del laico del Pdl Bartolomeo Romano. Scarpinato, invece, i voti dei togati del raggruppamento delle correnti di sinistra Paolo Carfì e Francesco Cassano. Mentre si è astenuto il laico del Pd Glauco Giostra.

L’apertura della pratica da parte del Csm potrebbe andare a sfavore del pg di Caltanissetta Scarpinato in questa competizione per la procura generale di Palermo.

Immediata la reazione della famiglia Borsellino che esprime “sdegno per la richiesta”.

“Condivido – dice Agnese Piraino Leto vedova di Borsellino – ogni parola della lettera emozionante con la quale Roberto Scarpinato si è rivolto a Paolo. Non avrei mai immaginato che alcuni stralci di quella lettera inducessero un membro laico del Csm a chiedere l’apertura di un procedimento a carico del procuratore generale di Caltanissetta e fossero ritenute così gravi da giustificarne la richiesta di trasferimento per incompatibilità ambientale e funzionale”.

“Se vi è oggi un magistrato ‘compatibile’ con le funzioni attualmente svolte – aggiunge Agnese Borsellino – quello è il dottor Scarpinato, che non dimenticherò mai essere stato uno degli otto sostituti procuratori della direzione distrettuale antimafia di Palermo che all’indomani della morte del ‘loro’ procuratore aggiunto Paolo Borsellino rassegnò le dimissioni, poi fortunatamente rientrate, dopo avere avuto il coraggio e la forza di denunciare le divergenze e le spaccature di ‘quella’ Procura di Palermo che avevano di fatto isolato ed esposto più di quanto già non lo fosse mio marito”.

Stessa intensità di parole utilizzata dai fratelli Rita e Salvatore Borsellino che condividono l’intervento di Agnese ed esprimono “sdegno per questa improvvida iniziativa di un membro del Csm a carico del procuratore Scarpinato, tanto più grave perché prende a pretesto proprio quella lettera a Paolo che, letta in via d’Amelio il 19 luglio pochi minuti prima dell’ora della strage, ha riempito di emozione i cuori delle migliaia di persone giunte da ogni parte d’Italia a Palermo per onorare la memoria del magistrato Paolo Borsellino e dei cinque poliziotti che hanno perso la vita al suo fianco”.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha diffuso un comunicato manifestando “sorpresa e preoccupazione nell’apprendere della richiesta”.

Nella lettera Roberto Scarpinato definisce “imbarazzante” partecipare alle cerimonie ufficiali per la presenza “talora tra le prime file di personaggi la cui condotta di vita sembra essere la negazione dei valori di giustizia e legalità per i quali Borsellino si è fatto uccidere”.

“Quel discorso, – dichiara l’Anm – infatti, pronunciato in un contesto commemorativo fortemente emotivo, non può che essere inteso, come manifestazione di libero pensiero, quale giusto richiamo, senza riferimenti specifici, nel ricordo delle idee e delle stesse parole di Paolo Borsellino, alla coerenza dei comportamenti e al rifiuto di ogni compromesso, soprattutto da parte di chi ricopre cariche istituzionali”.

Personalmente condivido pienamente il pensiero espresso dalla famiglia Borsellino e dall’ANM e sottoscrivo la lettera che il dott. Scarpinato ha dedicato a Paolo Borsellino, un testo ricco di nobili pensieri espressi da un vero uomo di Stato e degno successore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Invito tutti quanti a leggere la lettera contestata e a sottoscriverla.

Ho avuto l’onore di presentare Roberto Scarpinato sul palco di via D’Amelio riprendendo una parte della sua brillante prefazione per il libro “Le ultime parole di Falcone e Borsellino” da cui emerge con estrema chiarezza lo spessore umano e culturale di un magistrato che riesce a cogliere nel segno.

“La realtà che abbiamo vissuto e sofferto con Giovanni e Paolo racconta che, diversamente da quanto si ripete nelle cerimonie ufficiali, il male di mafia non è affatto solo fuori di noi, è anche ‘tra noi’. Racconta che gli assassini e i loro complici non hanno solo i volti truci e crudeli di coloro che sulla scena dei delitti si sono sporcati le mani di sangue, ma anche i volti di tanti, di troppi sepolcri imbiancati. Un popolo di colletti bianchi che hanno frequentato le nostre stesse scuole e che affollano i migliori salotti: presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari nazionali e regionali, presidenti della Regione siciliana, vertici dei servizi segreti e della polizia, alti magistrati, avvocati di grido dalle parcelle d’oro, personaggi apicali dell’economia e della finanza e molti altri. Tutte responsabilità penali certificate da sentenze definitive costate lacrime e sangue, e tuttavia rimosse da una retorica pubblica e da un sistema dei media che, tranne poche eccezioni, illumina a viva luce solo la faccia del pianeta mafioso abitata dalla mafia popolare, quella del racket e degli stupefacenti, elevando una parte a simbolo del tutto”.