Spagna, la manovra anti-austerity “più a sinistra della storia”

16 Ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Da una parte l’aumento delle tasse ai ricchi dall’altra la concessione dall’Ue di poter sforare il deficit dall’1,3% all’1,8% nel 2019: queste le basi con cui in Spagna il premier socialista Pedro Sanchez e il leader di Podemos Pablo Iglesias hanno presentato la legge di Bilancio per il 2019 per il paese.

Tra le varie misure approvate si segnala l’aumento del 25% del salario minimo interprofessionale che passa da 735,90 a 900 euro mensili, così anche dell’Irpef di due punti per i redditi superiori a 130mila euro e di quattro punti per quelli superiori a 300mila, una tassa dello 0,2% sulle transazioni finanziarie per le imprese sopra il miliardo di capitale. Introdotta anche una patrimoniale dell’1% sulla ricchezza superiore ai 10 milioni. Novità anche sul fronte previdenziale con l’introduzione di una specie di “scala mobile” applicata ai trattamenti previdenziali.

Tra le altre novità significative che fanno della manovra spagnola anti-austerity, la più a sinistra della storia come hanno definito i media del Paese, lo stanziamento di 50 milioni per coprire le spese del materiale scolastico alle famiglie in difficoltà, il taglio delle tasse universitarie  ai livelli pre-crisi, l’aumento del 6,7% dei fondi per la ricerca, incentivi per l’acquisto di auto elettriche e 50 milioni da utilizzare per attuare una “Strategia nazionale contro la povertà energetica”. I sindaci spagnoli inoltre potranno calmierare i prezzi degli affitti in caso di bolle speculative.

Una vittoria di Podemos, come scrive Il fatto Quotidiano, ovviamente, “ma anche un importante successo per Sanchez, che tira una boccata d’ossigeno e vede più raggiungibile la fine della legislatura, fissata per il 2022”.