Soros: Brexit rende inevitabile disintegrazione Ue

27 Giugno 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Dopo la lunga notte nera per gli investitori e gestori di tutto il mondo e in particolare per quelli della City, riprendono le contrattazioni di Borsa con un altro piglio. È tornato un certo sollievo nelle sale operative, anche per via della risolutezza mostrata sin qui dalle autorità europee nell’affrontare la crisi che si è aperta con il Regno Unito. Lo choc della Brexit non è affatto superato, tuttavia, e l’incertezza sull’effetto del divorzio non consensuale si farà ancora sentire.

Per il guru degli investimenti George Soros, l’uomo che con le sue strategie ruppe la Banca d’Inghilterra e provocò una svalutazione senza precedenti della sterlina nel 1992, le conseguenze della decisione del popolo britannico di abbandonare il blocco a 28, saranno catastrofiche, paragonabili solo al crac avvenuto durante la crisi del 2007-2008.

Dopo l’esito choc del referendum del 23 giugno, la dissoluzione dell’Unione Europea è un evento ormai di fatto irreversibile, secondo l’investitore miliardario. In un articolo scritto per Project Syndacate, Soros esprime il pensiero secondo cui il voto sulla Brexit avrà con ogni probabilità l’effetto di accelerare il processo di rottura dell’intera Europa Unita.

Secondo Soros non si torna più indietro. La crisi dei migranti unita alla Brexit ha creato uno “scenario catastrofico” che “avrà gravi conseguenze per il Regno Unito e l’economia mondiale”, “rendendo la disintegrazione dell’Ue praticamente irreversibile“.

A cavallo tra il 23 e il 24 giugno la City londinese ha vissuto la sua notte (in bianco) più lunga e difficile. Tutti i trader della piazza finanziaria inglese hanno vissuto come un incubo l’evento storico. Lo choc politico e sui mercati è stato violento. L’economia britannica ha fatto un salto nel buio.

I mercati finanziari hanno dato subito segnali di paranoia. Gli algoritmi che consentono di effettuare transazioni finanziarie automatiche sono stati bloccati, ma questo non ha impedito alle Borse europee di crollare del 10-12% e alla sterlina di scendere ai minimi di 31 anni. Da un giorno all’altro il valore rispetto al dollaro è crollato da quota 1,48 a $1,34.

Dopo lo scotto iniziale, è partito un processo di metabolizzazione del “post Brexit” che ha visto allentarsi le pressioni. Dopo la riunione dei ministri degli esteri in cui è emersa la volontà di avviare un celere processo di negoziati per la fuoriuscita del Regno Unito dalla Ue, sono arrivate le dichiarazioni più tiepide di Angela Merkel. Oggi è previsto un incontro a Berlino tra Merkel, Hollande, Renzi e Tusk per discutere del rilancio del progretto per un’Europa Unita, in vista del Consiglio europeo di domani dedicato al medesimo tema.

Spunta però la patata bollente scozzese. Il governo, per parola del suo primo ministro, ha dichiarato che chiederà ai suoi parlamentari di non dare il consenso legislativo alla Brexit. Il passo successivo sarà quello probabilmente di indire un referendum per uscire dal Regno Unito e tornare a fare parte dell’UE. Ricordiamo che la Scozia si è espressa con ampio margine a favore del “Remain”.

Fonte: Project Syndacate