Smartworking in crescita nel settore privato, entro fine anno arrivano le regole

9 Novembre 2021, di Mariangela Tessa

La pandemia ha fatto scoprire all’Italia il concetto di smart working, ma dopo la fine dell’emergenza pandemica, tale modalità di lavoro è destinato a restare sia per l’impatto positivo che può avere sia sul fronte della transizione ecologica (riducendo gli spostamenti tra casa e lavoro), sia sulla crescita digitale delle imprese. Ne è convinto il Governo, che si sta muovendo per sottoscrivere un protocollo condiviso con le parti sociali da firmare entro la fine dell’anno quando finirà lo stato di emergenza sanitaria.

A confermare l’obiettivo è stato qualche giorno fa il ministro del Lavoro, Andrea Orlando nell’incontro in videoconferenza con le parti sociali, che hanno chiesto però di limitare la regolazione dando piuttosto spazio alla contrattazione collettiva. Un eventuale intervento normativo potrebbe arrivare solo in un secondo momento proprio a sostegno dei contratti.

Il protocollo dovrà dare indicazioni di massima, secondo quanto esposto da Orlando, sull’orario di lavoro chiarendo quale è il periodo di disconnessione, sulla parità di trattamento, sul luogo dove si potrà erogare la prestazione (non necessariamente da casa), sulla sicurezza del lavoratore e sulla protezione dei dati oltre che sulla dotazione informatica che dovrà essere assegnata al dipendente. Dovrà inoltre essere garantita l’alternanza tra lavoro a presenza e a distanza anche per evitare il rischio di discriminazione delle donne.

Confartigianato: garantire gestione flessibile

In attesa del prossimo incontro, che dovrebbe essere fissato entro metà novembre, il Governo sta studiando un piano di sostegno alle imprese che faranno smart working.

“Va mantenuta l’impostazione della legge n. 81 del 2017 che prevede una gestione flessibile del lavoro agile e consente ampi spazi di intervento anche alla contrattazione collettiva per ottimizzare l’utilizzo di questa peculiare forma di prestazione lavorativa” ha detto Confartigianato durante l’audizione alla Commissione Lavoro della Camera sulle proposte di legge in materia di lavoro agile agile e di lavoro a distanza.

L’associazione degli artigiani “è contraria a una riforma complessiva della disciplina del lavoro agile con proposte che rischiano di irrigidire il quadro normativo. La legge del 2017 – sottolinea la Confederazione in una nota – prevede una cornice normativa ‘leggera’ in linea con le caratteristiche del lavoro agile e fondata sulla flessibilità organizzativa, sulla volontarietà delle parti che sottoscrivono l’accordo individuale e sull’utilizzo di strumentazioni che consentano di lavorare da remoto. In questo modo è possibile adattare la normativa alle diverse situazioni aziendali, garantendo contemporaneamente le esigenze organizzative e produttive dell’impresa e quelle personali e professionali del lavoratore”.

Smart working: attivo nell’89% delle grandi aziende

Intanto, gli ultimi risultati della ricerca dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, presentata qualche giorno fa a Milano durante il convegno “Rivoluzione Smart Working: un futuro da costruire adesso”mostrano come, rispetto all’apice della crisi nel 2020, quest’anno l’utilizzo del lavoro agile abbia visto una netta flessione, dovuta alle vaccinazioni e al ritorno verso una normalità.

Così nel corso del 2021 si è passati da 5,37 milioni di smart worker nel primo trimestre dell’anno a 4,07 milioni nel terzo trimestre, ma è un trend che potrebbe nuovamente cambiare nel post pandemia.

Secondo la ricerca, infatti, le previsioni parlano di 4,38 milioni i lavoratori che opereranno almeno in parte da remoto (+8%), di cui 2,03 milioni nelle grandi imprese, 700mila delle PMI, 970mila nelle microimprese e 680mila nella PA.

Lo smart working rimarrà o sarà introdotto nell’89% delle grandi aziende, dove aumenteranno sia i progetti strutturati sia quelli informali, nel 62% delle PA e nel 35% delle PMI.