Sdgs, blue chip italiane in forte ritardo su lotta alla fame e rispetto ecosistema

5 Ottobre 2018, di Fabrizio Guidoni

Virtuose negli obiettivi di sostenibilità dell’Onu in termini di occupazione e crescita economica, ma con ancora enormi lacune da colmare per quanto riguarda la lotta alla fame nel mondo, l’attenzione alla flora e fauna e lo sforzo alla diffusione di acqua pulita e dei servizi igienico-sanitario. E’ questo il verdetto in chiaroscuro dell’Osservatorio SDGs firmato Lattanzio Monitoring & Evaluation – società del sistema Lattanzio Kibs impegnata sugli obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals ovvero sdgs) definiti dalle Nazioni Unite – per quanto riguarda la parte dedicata alla rilevanza di ciascun sdg per le blue chip italiane.

L’Osservatorio SDGs costituisce un appuntamento periodico di approfondimento sui temi di attualità legati al perseguimento dei 17 Sustainable Development Goals che sono alla base dell’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile dell’Onu e che sono stati approvati nel settembre 2015 da più di 150 leader internazionali con fine di contribuire allo sviluppo globale, promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente.

Lo studio svela che tra i 17 obiettivi approvati dalle Nazioni Unite, le blue chip della Borsa Italiana tendono ad impegnarsi prevalentemente su target quali la crescita economica (72,5% delle società del Ftse Mib) e l’innovazione e le infrastrutture (65%), oltre che perseguire sdgs più noti quali produzione di energia rinnovabile (65%), l’inasprimento della lotta al cambiamento climatico (65%) e l’aumento della propensione al consumo responsabile (60%). Hanno invece molto da fare per quanto riguarda l’impegno diretto nella lotta alla fame del mondo (solo 12,5%), rispetto e sostegno a flora e fauna acquatica (12,5%) e flora e fauna terrestre (17,5%), acqua pulita e servizi igienico-sanitari (27,5%), sconfiggere la povertà (27,5%), partnership per gli obiettivi (37,5%), riduzione delle disuguaglianze (42,5%) e pace e giustizia, tema fondamentale che coinvolge però solo il 45% del campione.

A guidare l’indice aggregato di sostenibilità spiccano Snam e Pirelli, dunque le più impegnate nel perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. La fotografia che emerge dall’Osservatorio SDGs è frutto di un processo di analisi dei bilanci non finanziari (dichiarazione non finanziaria, bilancio di sostenibilità o bilancio integrato) delle società del Ftse Mib combinata con la loro presenza o meno in quattro indici etici (ECPI Euro ESG Equity, Dow Jones Sustainability Index, CDP, ECPI Ethical Euro Equity).