Scudo fiscale, come far rientrare i capitali

12 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Parte la procedura per il rientro volontario dei capitali dall’estero. Da oggi chi vorrà aderire alla voluntary disclosure proposta dal governo come iter «semplificato» per la regolarizzazione fiscale potrà presentare la propria richiesta con i modelli messi a punto dall’Agenzia delle Entrate.

>>>> tutte le istruzioni QUI, dal sito dell’Agenzia delle Entrate

Sul proprio sito, le Entrate hanno predisposto la bozza di domanda per il rimpatrio e le due schede da allegare, dove indicare i dati relativi al richiedente e alle attività estere rilevanti.

Si tratta per ora di una versione non definitiva, sulla quale si potranno esprimere le proprie osservazioni ma, anche in attesa del perfezionamento della procedura, le richieste pervenute da oggi in poi saranno comunque ritenute valide. Come disposto dal decreto legge di fine gennaio, appena arrivato in Commissione Finanze della Camera, alla disclosure potranno partecipare tutti i contribuenti che non sono formalmente a conoscenza di verifiche, accertamenti amministrativi o procedimenti penali attivati nei loro confronti in materia di violazione di norme tributarie. L’adesione alla collaborazione volontaria permetterà di fruire della riduzione delle sanzioni minime alla metà, nel caso di detenzione o trasferimento delle attività «svelate» al fisco in Italia, in un Paese dell’Unione Europea o in uno Stato aderente all’accordo sullo spazio economico europeo incluso nella cosiddetta «white list». Negli altri casi le sanzioni minime sono ridotte di un quarto.

Quella del rientro dei capitali non sarà però con ogni probabilità l’unica novità in arrivo sul fronte fiscale. L’Aula della Camera ha infatti inviato al governo un’indicazione specifica per «riformulare» le aliquote Iva e per abolire del tutto la web tax (la cui introduzione era stata rimandata dal dl milleproroghe al primo luglio). Con una serie di mozioni arrivate da tutti i gruppi parlamentari, il governo dovrà dunque ritenersi impegnato «a promuovere in sede europea un’armonizzazione del sistema delle aliquote al fine di renderlo più coerente ed equo, eventualmente convergendo verso un’unica aliquota ordinaria ed eliminando o riducendo le differenziazioni nazionali in materia di aliquote ridotte».

Un tema, quello della revisione dell’Iva, emerso spesso durante il governo Letta, anche in sede di definizione della legge di stabilità, ma poi rimandato. Le ipotesi allora circolate parlavano dell’introduzione di una quarta aliquota (ora sono tre: al 4, 10 e 22%) da fissare al 7 o all’8%, nella quale far confluire alcuni ben tassati al minimo e altri al 10%. Non era però nemmeno esclusa l’idea di introdurre la nuova aliquote facendo sparire del tutto la tassazione al 10% che oggi riguarda per esempio gas, luce, bar, treni e aerei.

La materia è spinosa, soprattutto in un Paese come il nostro dove le tasse sono nota dolente. Gli ultimi dati arrivano dallo Svimez che calcola come ogni anno, tra il 2008 e il 2010, ogni italiano abbia dovuto versare alla propria Regione 914 euro tra Irap e addizionale Irpef. Con la Cisl che stima un aumento delle addizionali Irpef regionali e comunali di 408 euro nel 2012. (Ansa)