Schroders: investitori più fiduciosi, ma scarsa propensione a rischio

14 Maggio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – In tutto il mondo, gli investitori sono più fiduciosi sulle “opportunità di ottenere rendimenti a doppia cifra nei prossimi 12 mesi”. Tuttavia, il loro atteggiamento pratico presenta non poche incongruenze. E’ quanto risulta dal sondaggio sui trend di investimento globali di Schroders, “Schroders Global Investment Trends Survey” .

Stando a quanto afferma il comunicato stampa, la ricerca rivela che, a dispetto della crescita della fiducia, quasi la metà dei portafogli degli investitori verrà allocata infatti “in asset class con basso profilo di rischio/rendimento, mentre l’orizzonte d’investimento predominante rimane di breve termine”. I

Il sondaggio ha coinvolto più di 20.000 investitori finali in 28 Paesi e ha messo in evidenza “l’esigenza, a livello globale, di un impegno crescente in termini di educazione finanziaria”.

In cifre, la crescita della fiducia è manifestata dal 54% degli investitori intervistati e si riferisce alle “opportunità d’investimento dei prossimi 12 mesi, con nove rispondenti su dieci (91%) convinti di ottenere profitti, indicati mediamente nell’ordine del +12%. Un ottimismo verosimilmente motivato dal fatto che quasi nove intervistati su dieci (88%) dichiarano di aver registrato un rendimento medio del 10% negli ultimi 12 mesi”.

Tuttavia, allo stesso tempo sono molti gli investitori che “puntano su asset class a basso rischio e rendimenti a breve termine. In media, prevedono infatti di allocare solo il 21% del loro portafoglio in strumenti con le più alte prospettive di guadagno e di rischio, come le azioni, mentre il 45% del portafoglio resta indirizzato a investimenti tipicamente a basso profilo di rischio/rendimento, come la liquidità, e circa un terzo (35%) ad asset a medio rischio, come le obbligazioni. I dati dell’indagine di Schroders mostrano inoltre una propensione al breve termine, con il 46% degli intervistati che vuole ottenere risultati positivi in uno-due anni. Peraltro, nonostante questa divergenza, meno di un quarto (23%) degli intervistati cambierà la propria strategia rivolgendosi a una consulenza finanziaria professionale, con più di un terzo (34%) che intende investire nello stesso modo degli anni precedenti”.

Cresce in ogni caso il desiderio di investire. Il 50% degli interpellati afferma di “voler risparmiare o investire di più nei prossimi 12 mesi, rispetto al 43% registrato nel 2014 e al 38% del 2013. In media, gli investitori prevedono di aumentare dell’8,5% il capitale risparmiato o investito nel prossimo anno. Nel complesso, l’87% dei rispondenti a livello globale punta a ottenere flussi di reddito costanti (income) dai propri investimenti”.

“A livello globale, gli investitori più focalizzati sull’income sono in Asia, Emirati Arabi Uniti, Sud America e Sud Africa, dove oltre il 90% è interessato a strumenti in grado di generare flussi di reddito costanti; in Nordamerica, Australia ed Europa la percentuale è comunque superiore all’80%. Nel Vecchio Continente, è significativo il dato in Italia, dove il 91% degli intervistati dichiara di puntare su questa tipologia di soluzioni. A livello globale, l’income è generalmente perseguito tramite fondi d’investimento (23%), investimento diretto in azioni (20%) o investimenti immobiliari – sia direttamente che tramite REITS o fondi (10%)”.

Massimo Tosato, Executive Vice Chairman, Schroders plc commenta: “È estremamente chiaro quanto la domanda di reddito sia diffusa presso gli investitori, alle prese con esigenze come le spese per l’istruzione, l’acquisto della prima casa, l’apertura di nuove imprese o l’integrazione della pensione. La necessità e al contempo la sfida di generare income dagli investimenti è forte, soprattutto alla luce del contesto globale di bassi tassi di interesse. La nostra indagine evidenzia tuttavia una chiara divergenza tra le attese in termini di rendimento degli investitori e la loro attitudine al rischio. Aspettarsi ritorni a doppia cifra nei prossimi 12 mesi, allocando meno di un quarto (21%) del proprio portafoglio in asset più rischiosi, indica che gli investitori non stanno adottando un approccio realistico”.