SARS: IN CINA 1807 CASI. LICENZIATO
UN MINISTRO

21 Aprile 2003, di Redazione Wall Street Italia

La Cina annuncia altri 12 decessi per la Sars e 300 nuovi casi e riconosce ufficialmente che l’epidemia è più grave di quanto fino ad ora reso noto. Con uno scarno comunicato sono anche stati comunicati i licenziamenti del ministro della Sanità, Zhang Wenkang, e del sindaco di Pechino, Meng Xuenong.

A Hong Kong, nel frattempo, sono morte altre sette persone portando a 88 il numero totale delle vittime nella ex colonia britannica. In seguito al decesso di altri pazienti in giovane età e senza preesistenti problemi di salute, le autorità di Hong Kong hanno deciso di rivedere il trattamento della malattia.

CANCELLATA LA SETTIMANA DI VACANZA – Proprio di fronte alla crescente paura dei contagi il governo cinese ha deciso di cancellare la settimana di festività in occasione del Primo maggio e ha invitato la cittadinanza a non mettersi in viaggio per le feste, che vengono così di fatto cancellate. La misura – ammette il vice ministro della Sanità Gao Qiang – provocherà danni ingenti all’industria turistica.

LE NUOVE CIFRE – Il governo cinese ha infine fornito stime nettamente più alte dei casi di Sindrome respiratoria acuta severa registrati, passati da 1.512 a 1.807, e ha rivelato che ci sono numerosi casi di contagio anche a Pechino. E’ nella capitale che si è riscontrato il maggior numero di nuovi casi: 339 quelli certi, 402 quelli sospetti alla data di venerdì scorso, secondo quanto riferito in un comunicato dal vice ministro della Sanità Gao Qiang. I decessi sono stati 18. Fino a oggi, le autorità avevano segnalato solo 37 casi a Pechino, nonostante le stime dei medici cinesi e degli esperti dell’Organizzazione mondiale della Sanità fossero molto più elevate. Per ora non c’è una spiegazione al motivo per il quale il numero dei nuovi casi registrati a Pechino è superiore a quello dei nuovi contagi segnalati in tutta la Cina. In totale sono 79 i morti nel Paese sui 205 registrati nel mondo, la maggior parte dei quali in Asia. Oltre agli 88 decessi di Hong Kong e ai 79 della Cina, 16 sono le morti per Sars registrate ad oggi a Singapore, 14 in Canada, 5 in Vietnam, 2 in Thailandia e 1 in Malesia.

LE ACCUSE – A proposito delle accuse alla Cina di aver minimizzato le reali dimensioni dell’epidemia, Gao ha detto che “il ministero della Sanità non era preparato ad affrontare tale evenienza” e che pertanto “non ha fornito precise indicazioni” ai responsabili locali. “Ma non abbiamo mai scoperto un caso in cui i dati siano stati dissimulati intenzionalmente”, ha detto ancora Gao in una conferenza stampa a Pechino, assicurando che le autorità cinesi hanno ordinato a tutti i responsabili locali di “fare chiarezza sui numeri” della Sars.

I LICENZIAMENTI – Anche se tardivamente, la leadership cinese sembra che sia uscita dal letargo e che sia si accinga ad affrontare con maggiore risolutezza e chiarezza l’epidemia di polmonite atipica che sta mietendo vittime in tutto il Paese. Con uno scarno comunicato, l’agenzia ufficiale ‘Xinhuà ha riferito della destituzione del ministro della Sanità, Zhang Wenkang, e del sindaco di Pechino, Meng Xuenong, numero due del Partito comunista cinese nella capitale. L’agenzia non ha dato alcuna spiegazione, ma da giorni circolavano voci di un possibile siluramento dei due dirigenti, per come avevano gestito l’emergenza causata dalla Sars, mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità accusava Pechino di nascondere i dati del contagio poi diffusosi in altre parti del mondo.

A SINGAPORE OLTRE 2.400 PERSONE IN QUARANTENA – Più di 2.400 persone potenzialmente esposte al virus della polmonite atipica perchè operatori dei Mercati Generali di Singapore saranno poste in quarantena per un periodo di dieci giorni. È una misura precauzionale annunciata oggi dal ministro dello Sviluppo Nazionale, Mah Bow Tan.