Sanità italiana al collasso. Piegata dai debiti

2 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Sanità italiana affossata dai debiti. Secondo i dati della Cgia riferiti al 2013, le Asl italiane hanno accumulato un debito con i propri fornitori pari almeno 24,4 miliardi di euro. Il dato risulta “sicuramente sottostimato” perché non include i mancati pagamenti registrati dalle Asl della Toscana e della Calabria.

Per il 2014, secondo il segretario della CGia Giuseppe Bortolussi, il debito non dovrebbe “allontanarsi di molto dal risultati del 2013”.

In termini assoluti, l’ammontare più alto del debito è calcolato in Lazio con 5,9 miliardi di euro. Seguono Campania, con 3,8 miliardi di euro, Lombardia e Piemonte, entrambe con 2,2 miliardi e il Veneto, con 2 miliardi di euro ancora da onorare.

In rapporto alla popolazione residente, il primato spetta invece al Molise, con 1.416 euro pro capite. Seguono il Lazio, con 1.017 euro pro capite, Campania con 660 euro pro capite e Piemonte, con 510 euro per ogni residente.

Secondo Assobiomedica, per quanto concerne i tempi medi di pagamento praticati nel 2014 e riferiti alle sole forniture di dispositivi medici in Calabria il saldo della fattura è avvenuto mediamente dopo 794 giorni in Molise dopo 790 giorni e in Campania dopo 350 giorni.

Si tratta di tempi nettamente più lunghi rispetto a quanto stabilisce la legge in vigore, secondo cui i pagamenti delle strutture sanitarie devono avvenire entro 60 giorni dall’emissione della fattura.

Bortolussi precisa: “Se da un lato le Asl pagano con molto ritardo, è anche ormai noto che in molti casi le forniture vengono acquistate ad importi superiori ai prezzi di mercato e con forti differenze a livello regionale. Se, come ha avuto modo di denunciare nel novembre scorso il ministro Beatrice Lorenzin, nella sanità si annidano circa 30 miliardi di euro di sprechi, è verosimile ritenere che una parte dei ritardi nei pagamenti sia in qualche modo riconducibile alle distorsioni sopra descritte. In altre parole, non è da escludere che tra le parti avvengano degli accordi non scritti per cui le Asl o le case di cura impongano ai propri fornitori pagamenti con ritardi pesantissimi, ma a prezzi superiori rispetto a quelli, ad esempio, praticati nel settore privato”.(mt)