Samsung: condannato a 5 anni il capo Lee Jae-yong

25 Agosto 2017, di Alessandra Caparello

SEUL (WSI)- Il vicepresidente della Samsung, nonché il capo indiscusso del più grande produttore di smartphone al mondo, Lee Jae-yong è stato condannato a cinque anni di carcere. L’accusa è di corruzione e altri crimini nell’ambito dello scandalo che ha coinvolto anche l’ex presidente sudcoreano Park Geun-Hye.

Nei fatti l’erede della Samsung è stato accusato di aver fatto grandi donazioni di denaro alle fondazioni dell’amica e consigliera della presidente, la sciamana Choi Soon-sil, in cambio di favori politici.

Lee avrebbe versato almeno 38 milioni per ottenere il sì del governo alla fusione tra due aziende, che avrebbe permesso di ottenere il controllo sul colosso Samsung. La sciamana avrebbe fatto da intermediaria per convincere un grosso azionista di una società di Samsung, il fondo pubblico Nps, ad approvare nel 2015 la fusione tra due aziende di Samsung, Cheil Industries e Samsung C&T, una controllata attiva nelle costruzioni. Un’operazione, del valore di circa 8 miliardi di dollari, servita per spianare l’ascesa nel gruppo di Lee Jae-Yong.

Secondo gli investigatori attraverso le sue associazioni la Choi, ribattezzata la Rasputin sudcoreana, ha utilizzato la sua relazione e amicizia con la Park per estorcere denaro alle grandi aziende sudcoreane, costruendo attorno a sè un sistema di mazzette imponente che ha portato alla caduta del governo.

La procura aveva chiesto 12 anni all’erede della Samsung rinfacciandogli ben cinque capi d’accusa: corruzione, appropriazione indebita, trasferimento illegale di fondi all’estero, occultamento delle prove e falsa testimonianza. Ora i giudici hanno stabilito una condanna a cinque anni.