Salva banche: Bankitalia se ne lava le mani, accusa l’Ue

10 Dicembre 2015, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – La polverizzazione dei risparmi degli azionisti e obbligazionisti delle quattro banche salvate dal decreto del governo sarebbe stata evitabile, ma l’Unione Europea si è messa di traverso. E’ questa in sintesi la difesa del capo della Vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, intervenuto mercoledì in audizione alla commissione Finanze della Camera.

Al centro della contesa ci sarebbe il mancato utilizzo del Fondo interbancario di Tutela dei depositi che “insieme alle risorse di altre banche, avrebbe consentito di porre i presupposti per il superamento delle crisi” allontanando così ogni “sacrificio per i creditori delle quattro banche”. Ma si sarebbe trattato di un “aiuto di Stato” per Bruxelles, che, nel nome di una leale concorrenza, impedisce di ripianare con soldi pubblici società nei guai. Una “preclusione manifestata dagli uffici della Commissione europea”, prosegue Barbagallo, “da noi non condivisa”. E ancora:

Data l’impossibilità di ricorrere a questo usuale meccanismo di salvataggio, a fronte del rapido degenerare delle situazioni aziendali l’Unità di Risoluzione della Banca d’Italia ha attivato, in tempi assai contenuti, i poteri introdotti dal nuovo quadro normativo europeo in materia di gestione delle crisi.

Una rapida verifica dimostra che le cose non stanno così. L’impossibilità di ricorrere al Fondo interbancario di tutela per salvaguardare gli investimenti dei risparmiatori di cui si parla in questi giorni non è una responsabilità dell’Unione europea. Infatti, sulla pagina del Fondo si legge chiaramente che “sono esclusi dalla tutela […] le obbligazioni e […] il capitale sociale”, in altre parole: niente rimborsi per azionisti e obbligazionisti. Ad essere tutelati, invece, sono i depositi fino a 100mila euro che, d’altronde, anche con le nuove normative sul bail-in, non parteciperebbero alle perdite delle banche in difficoltà.

Per completare l’autodifesa di Bankitalia, Barbagallo ricorda come più volte Palazzo Koch avesse “sollecitato interventi normativi che vietassero il collocamento degli strumenti più rischiosi presso i piccoli risparmiatori, limitandolo a operatori specializzati”. Resta evidente che la sollecitudine della Banca d’Italia è stata insufficiente, e, anche per questo, non ci sono giustificazioni.