“Russia viola i patti”, Ucraina chiede armi pesanti all’Europa

30 Giugno 2015, di Redazione Wall Street Italia

KIEV (WSI) – L’Ucraina denuncia la violazione da parte russa degli accordi Minsk e lancia un appello all’Europa perché mantengano le sanzioni e mettano a disposizione del loro alleato “armi pesanti”.

Le sanzioni economiche sono state un repellente non solo per la potenza russa, che è in un periodo di recessione, dovendo fare i conti anche con un deprezzamento del petrolio, ma anche per molte economie europee. Germania, Francia e Italia fanno affari con le principali aziende e con lo stato russo, il quale da parte sua non è rimasto a guardare e ha imposto “controsanzionI’ contro i prodotti importanti da paesi europei.

Il presidente ucraino, tuttavia, sostiene di essere dalla parte della ragione il comportamento del Cremlino non è ammissibile. I patti siglati il 12 febbraio tra Ucraina e Russia, con la mediazione decisiva della cancelliera Merkel e del presidente Hollande, non sono stati rispettati da Vladimir Putin.

In un’intervista al Corriere della Sera Petro Poroshnko sottoinea come non sia stata rispettata nessuna delle misure da attuare – il cessate il fuoco; il ritiro dell’artiglieria pesante; il rilascio dei prigionieri; l’accesso immediato agli ispettori dell’Osce in ogni area del conflitto per verificare il rispetto dell’intesa. “Sfortunatamente, non è successo nulla”, si è lamentato citando anche il rapporto dell’Ocse.

Al giornalista Giuseppe Sarcina che gli chiede se la telefona di Putin al presidente americano Barack Obama per aprire un nuovo tavolo dei negoziati sia da interpretare come un segnale positivo, Poroshenko risponde rivelando un pessimismo di fondo sulla possibilità di mettere fine alla guerra civile in corso nell’est del paese.

“Per ordine di Putin sul nostro territorio sono ammassati 200 mila uomini e un arsenale rifornito di carri armati, sistemi sofisticati lancia missili, razzi per la contraerea. Uno di questi ha abbattuto l’aereo civile della Malesia lo scorso anno”.

Ecco allora che le autorità dell’ex repubblica sovietica hanno chiesto agli Stati Uniti armamenti pesanti. “Fa parte del nostro diritto di Stato sovrano. Ma finora non ne abbiamo ricevute. Stiamo negoziando con loro”.

Da comandante in capo e leader politico, Poroshnko è consapevole che “questa guerra non si può vincere sul piano militare. Ma ho il dovere di fare il possibile per difendere il mio Paese dall’aggressione della Russia: una minaccia, ci tengo a ripeterlo, per tutta l’Europa”.

Quanto all’entrata di Kiev nella Nato, ci vorranno ancora almeno 6-7 anni, secondo il presidente. “Quando saremo pronti, convocheremo un referendum per chiedere al popolo ucraino se dovremo entrare o no nell’Alleanza atlantica”.

Sul capitolo sanzioni, secondo Poroshenko bisogna pensare al lungo termine e alle potenzialità del mercato ucraino da 45 milioni di persone. La Russia, dice il leader ucraino “ci ha rubato il 20% della nostra economia”. “Agli europei dico che ci troviamo di fronte a un dilemma antico, la scelta tra il denaro e i valori”.

Le sanzioni sono uno strumento di pressione per rendere credibile il negoziato e che devono essere mantenute in vigore almeno “fino a che la Russia non si convincerà a ritirare le truppe di occupazione dal mio Paese”.

Allo stesso tempo Mosca qualche passo di riavvicinamento lo sta compiendo. Il primo ministro Dmitry Medvedev ha appena annunciato che nel terzo trimestre dell’anno in corso il prezzo finale del gas per l’Ucraina, comprensivo dello sconto, sarà di $247,18 per 1000 metri cubi.

Il rinnovo dello sconto è stato chiesto dalla stessa Ucraina. Il premier russo ha rilevato che nonostane tutte le difficoltà nei rapporti con l’Ucraina, conviene venirle incontro e continuare il dialogo trilaterale sul gas.

Fonte: Corriere della Sera

(DaC)