Russia: Intesa Sanpaolo esposta per 5,1 miliardi

16 Marzo 2022, di Alessandra Caparello

Una vera e propria guerra finanziaria quella che si sta consumando a seguito del conflitto in Ucraina da parte della Russia. Mentre continua l’esodo di grandi imprese e anche delle banche dal territorio russo, Intesa Sanpaolo comunica i numeri della sua esposizione verso il Cremlino.

Intesa, l’esposizione in Russia

In particolare l’istituto guidato da Carlo Messina ha reso noto che l’esposizione verso controparti russe attualmente inserite nelle liste SDN dei soggetti a cui si applicano sanzioni è pari a 0,2 miliardi di euro e che l’ammontare dell’esposizione verso Russia e Ucraina in corso di valutazione analitica ai fini del miglior presidio dell’evoluzione prospettica del profilo di rischio – nel contesto previsto da “REPowerEU” della Commissione Europea e dalla recente Dichiarazione di Versailles con riferimento alla riduzione della dipendenza energetica dell’Unione Europea ben prima del 2030 – corrisponde ai crediti a clientela e banche delle controllate locali pari a circa 1,1 miliardi di euro e del resto del Gruppo pari a circa 4 miliardi di euro.

I crediti a clientela russa, continua Intesa, sono pari a circa l’ 1% dei crediti a clientela totali del Gruppo Intesa Sanpaolo. Oltre due terzi dei crediti a clientela russa riguardano primari gruppi industriali, contraddistinti da consolidati rapporti commerciali con clienti appartenenti alle principali filiere internazionali e da una quota rilevante dei proventi derivante da export di materie prime, con scadenze per la quasi totalità entro il 2027 e quindi entro il predetto orizzonte temporale di riferimento del piano energetico lanciato dalla Commissione Europea con “REPowerEU” e richiamato dalla Dichiarazione di Versailles.Il totale attivo delle controllate è complessivamente pari circa lo 0,1% del totale attivo del Gruppo Intesa Sanpaolo.

Da UniCredit alle grandi banche Usa

Rimanendo in Italia, proprio nella mattinata di ieri, il CEO di un altro grande gruppo bancario italiano, UnniCredit, Andrea Orcel, ha annunciato una revisione urgente della strategia nel paese a seguito dell’invasione dell’Ucraina.

Il clima economico è cambiato con la crisi e Unicredit ora prevede un periodo di stagflazione. Ovviamente abbiamo bisogno di considerare seriamente l’impatto, le sue conseguenze e la complessità del distacco di una banca completa dal paese.

La scorsa settimana l’istituto riassumendo la propria esposizione in Russia ha indicato che nello scenario estremo, ossia nel caso in cui l’esposizione non possa essere recuperata e venga azzerata, l’impatto sui coefficienti di capitale sarebbe di 200 punti base. La svalutazione completa, compresa l’esposizione transfrontaliera, costerebbe circa 7,5 miliardi. Nel dettaglio, l’esposizione diretta a UniCredit Bank Russia è di circa 1,9 miliardi di euro. Quella cross border nei confronti di clientela russa è , invece, attualmente pari a circa 4,5 miliardi di euro. Infine l’esposizione mark-to-market in derivati verso le banche russe e’ di circa 300 milioni di euro, al netto del collaterale. La massima perdita potenziale nel caso in cui il valore del rublo si approssimi allo zero e’ di circa 1 miliardo di euro.

Tra le altre banche europee, la tedesca Deutsche Bank ha confermato di non voler uscire dalla Russia considerando che l’esposizione lorda al paese in termini di impieghi è di 1,4 miliardi di euro, lo 0,3% dei portafoglio prestiti complessivo, e di averla ridotta nelle ultime due settimane. L’esposizione netta è di 0,6 miliardi di euro al netto di garanzie e asset collaterali.  “Non sarebbe la cosa giusta da fare per i nostri clienti”, ha affermato il direttore finanziario, James von Moltke in una intervista a Cnbc. “Noi siamo qui per supportare i nostri clienti per motivi pratici, questa (intendendo l’abbondono della Russia, ndr) non è una opzione disponibile per noi. E non penso che sarebbe la cosa giusta da fare”, ha detto Von Moltke, “per le relazioni con i clienti e aiutarli a gestire le loro posizioni. Ovviamente dovremo guardare come si evolve questa situazione e considerare la nostra presenza in Russia, quando avremo un certo livello di chiarezza”.

Al di là dell’oceano, Citigroup ha affermato di stare valutando le opzioni a disposizione per un disimpegno dal paese. A fare il passo concreto invece è stata Goldman Sachs che ha annunciato l’intenzione di chiudere le sue operazioni nel paese.

Goldman Sachs sta chiudendo la sua attività in Russia”, ha affermato la società in una dichiarazione inviata via e-mail. “Ci concentriamo sul supportare i nostri clienti in tutto il mondo nella gestione o nell’estinzione degli obblighi preesistenti nel mercato e nel garantire la sicurezza del nostro personale”.

A ruota JP Morgan Chase che ha lasciato la sua attività russa dove conta meno di 200 dipendenti nella regione che lavorano principalmente presso il corporate e investment banking dell’azienda, secondo l’azienda.

“In ottemperanza alle direttive dei governi di tutto il mondo, abbiamo attivamente ritirato l’attività in Russia e non abbiamo fatto nuovi affari in quel paese”, ha detto il portavoce dell’azienda, Tasha Pelino. Le operazioni della banca legate alla Russia, secondo Pelio, si sono limitate ad “aiutare i clienti globali ad affrontare e chiudere gli obblighi preesistenti; gestire il rischio relativo alla Russia; agire come custode per i nostri clienti; e prenditi cura dei nostri dipendenti”.