Rumor Gheddafi: jet in volo sulla Grecia verso l’Egitto

9 Marzo 2011, di Redazione Wall Street Italia

(in aggiornamento)

ROMA – Il jet di Gheddafi sarebbe in volo sulla Grecia con direzione Egitto. Il rumor, per ora non confermato, è stato riportato dal canale televisivo Class Cnbc.

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L’Occidente ha ordito un “complotto” contro la Libia per controllare i suoi giacimenti di petrolio. E al Qaida sta provando a infilarsi nella rivolta, facendo “il lavaggio del cervello” ai ribelli; e se l’organizzazione terroristica riuscirà a “impossessarsi” della Libia, “il caos si estenderà in tutta la regione fino a raggiungere Israele”.

In una breve apparizione alla televisione di Stato, diffusa questa notte, Muammar Gheddafi ha additato con precisione i suoi principali nemici: “i paesi colonialisti” che “hanno ordito un complotto per umiliare il popolo libico, ridurlo in schiavitù e controllare il petrolio”; la rete terroristica di Osama Bin Laden che ha armato la mano dei ribelli, ha fatto loro “il lavaggio del cervello”, ha spinto i libici a impugnare le armi contro i loro fratelli. Nella notte, il colonnello aveva già accusato gli occidentali di avere ordito “un complotto per una nuova colonizzazione” della Libia.

Intanto, la situazione sul terreno è ancora quella di una guerra civile. Il regime libico ha dispiegato circa 50 carri armati e decine di pick-up carichi di militari per riconquistare la città di Zawiyah, circa 50 chilometri a ovest di Tripoli. Sebbene diverse fonti sostengono che i ribelli siano stati sconfitti, i rivoltosi affermano di avere ancora il controllo sul centro della città.

La televisione britannica Sky News riferisce di una città sotto assedio, dove “le forze del colonnello Muammar Gheddafi sparano su manifestanti pacifici”. A Misurata, inoltre, i ribelli stanno resistendo fieramente alla controffensiva delle truppe del colonnello, così come a Zenten, città a circa 120 chilometri da Tripoli controllata dall’opposizione ma presa d’assedio dalle truppe del rais.

Sul piano diplomatico, continuano i colloqui tra i leader mondiali sulla strategia da adottare. Ieri il presidente americano Barack Obama e il premier britannico David Cameron hanno ribadito che una no-fly zone in Libia è fra le misure allo studio da parte dei due Paesi e dei loro alleati.

“Il presidente e il primo ministro si sono trovati d’accordo sulla prosecuzione della pianificazione, anche alla Nato, di tutta la gamma di possibili risposte” alla crisi libica, cioè “sorveglianza, assistenza umanitaria, applicazione dell’embargo sulle armi, e no-fly zone”, ha precisato la Casa Bianca in una nota.In un’intervista a Sky News, il segretario di Stato Hillary Clinton ha confermato che la ‘no fly zone’ non deve essere un’operazione Usa ma dell’intera comunità internazionale. “Penso che questa decisione debba essere presa dall’Onu”, ha commentato.

E il vicepresidente statunitense Joe Biden incontra oggi a Mosca il presidente Dmitri Medvedev, con l’obiettivo di superare le divergenze sul dossier Libia, che vede Mosca opposta a qualsiasi ingerenza militare, quindi anche all’opzione ‘no fly zone’. Il numero due della Casa Bianca avrà “franchi colloqui” sull’argomento sia con il capo del Cremlino che con il premier Vladimir Putin, che vedrà domani, fa sapere un suo consigliere diplomatico.

Nel frattempo ha dato notizie di sé il governatore della Banca centrale libica, Farhat Omar Bengdara, fino a qualche giorno fa una delle figure chiave del regime del colonnello Muammar Gheddafi. Adesso è ricercato da responsabili libici, personale diplomatico e banchieri. Con una email inviata al Financial Times ha rivelato di essere a Istanbul, in Turchia, da dove si è detto pronto a rinunciare al suo incarico non appena la crisi sarà terminata. Ma un congelamento dei beni libici – ha avvertito – provocherebbe un vero e proprio disastro umanitario.