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Risparmio gestito, in Italia la raccolta sfiora i 100 miliardi

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MILANO (WSI) – L’industria italiana del risparmio gestito si appresta a tagliare il traguardo dei 100 miliardi di raccolta. Grazie al saldo positivo di settembre pari a 8,6 miliardi (seppur in diminuzione rispetto al dato di agosto da 12,7 miliardi) i flussi netti da inizio anno sono saliti a quota 97 miliardi, distaccando sempre di più il dato dell’intero 2013 (62,5 miliardi).

Si conferma la supremazia dei fondi aperti che a settembre hanno raccolto 6 miliardi, il che porta il saldo nei nove mesi a 67,6 miliardi (per trovare un dato più elevato bisogna tornare indietro al 1999 quando i fondi aperti avevano registrato una raccolta netta di 88 miliardi). Mentre nel mese i mandati istituzionali hanno attirato 1,7 miliardi (22,3 miliardi da gennaio) e le gestioni patrimoniali retail 780 milioni (6,2 miliardi da gennaio).

L’effetto raccolta e le performance ottenute fanno sì che il patrimonio gestito complessivo raggiunga un nuovo massimo storico poco sopra 1.522 miliardi. Il 54% di queste masse è rappresentato da gestioni di portafoglio, tra le quali spiccano i mandati istituzionali (716 miliardi), seguono le gestioni retail a quota 108 miliardi. Tra le gestioni collettive dominano i fondi aperti con 656 miliardi, a quota 43 miliardi i fondi chiusi immobiliari.

Quanto al passaporto dei fondi aperti, nel mese di settembre i prodotti di diritto italiano hanno raccolto 3,8 miliardi, più degli esteri (2,3 miliardi) perché le banche puntano sempre di più sulla raccolta fondi per compensare il calo dei margini sull’attività tradizionale. Da inizio anno però i comparti esteri sono ancora in testa con 41,2 miliardi di raccolta netta contro i 26,4 miliardi degli italiani.

A livello di asset class, le macrocategorie più gettonate sono sempre i flessibili (+3,2 miliardi) seguiti dagli obbligazionari (+2,1 miliardi). La supremazia dei prodotti flessibili conferna quindi la propensione dei sottoscrittori verso portafogli più rischiosi, ma allo stesso tempo la ricerca di soluzioni che tengano sotto controllo la volatilità. I flessibili, infatti, danno carta bianca al gestore di spaziare tra le varie asset class.

Gli obbligazionari tengono la rotta, pur in un contesto di tassi ai minimi, perché in questa categoria sono inseriti alcuni dei fondi a cedola su cui le sgr italiane stanno registrando una forte raccolta perché puntano a intercettare i risparmiatori in uscita dai titoli di Stato italiani i cui rendimenti si sono ridotti al lumicino.

Non riesce invece a decollare la raccolta dei fondi azionari, che a settembre hanno registrato flussi netti per 186 milioni, pari a 6,9 miliardi da inizio anno. Moderato segno più per i bilanciati che hanno chiuso il mese con 856 milioni (7,6 miliardi da gennaio), mentre tornano in rosso i monetari (-220 milioni e -3,2 miliardi da gennaio) molto penalizzati dai tassi ai minimi.

Sul fronte delle singole società di gestione, primo per raccolta netta è il gruppo Intesa Sanpaolo con 2,4 miliardi tutti concentrati sui fondi e le gestioni di Eurizon capital (2,3 miliardi), mentre Banca Fideuram ha registrato flussi pari a 108 milioni. Segue Pioneer investments (Unicredit) con 1,9 miliardi e il gruppo Generali (600 milioni).

Tra i big esteri, Franklin Templeton ha registrato un dato negativo (-83 milioni), pur restando comunque il primo gruppo internazionale per patrimonio gestito in fondi aperti in Italia (27,1 miliardi).

Spicca invece Invesco con una raccolta pari a 415 milioni e asset che hanno raggiunto quota 14,7 miliardi. Segue JP Morgan asset management (318 milioni) e Deutsche asset and wealth management (310 milioni).

Tra le società quotate di gestione e raccolta del risparmio, Azimut ha raccolto nel mese 294 milioni, Anima 252 milioni e il gruppo Mediolanum con 175 milioni.

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