RIPRESA: NON FATEVI PRENDERE IN GIRO

10 Maggio 2009, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – L´ottimismo, comprensibilmente, trionfa in Borsa e nei discorsi delle Autorità. I mercati stanno dimostrando una voglia incontenibile di andare su, dopo tanto andare giù, che si stanno prendendo in giro da soli. Ogni notizia è buona per mettere a segno un altro due per cento di aumento. E se poi la notizia è un po´ taroccata, va bene lo stesso. L´importante è andare su, poi si troverà anche il modo di rimanerci. O di cadere con un bel tonfo.

Fra le opinioni delle Autorità spicca quella di Ben Bernanke, il capo della Federal Reserve, cioè della banca centrale americana. Quello di Bernanke è un curioso destino. Come professore ha studiato per decenni le crisi finanziarie, arrivato poi alla testa della Fed gli è toccato gestire la più grande crisi finanziaria mai verificatasi.

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All´inizio, dicono i suoi critici, non ha capito niente. Pensava di trovarsi di fronte solo allo scoppio della bolla immobiliare. E aveva anche calcolato che si sarebbero rovesciate sul mercato perdite per un centinaio di miliardi di dollari. Cifra che il mercato avrebbe potuto assorbire senza troppe scosse. Quando poi capi che di ben altro si trattava, si è mosso con tutta la velocità possibile, ma ormai, come direbbero a Tortona, i buoi erano scappati dalla stalla e siamo finiti nei guai che sappiamo.

Adesso Bernanke tenta, come tutte le altre Autorità, di produrre un po´ di ottimismo. E quindi spiega che la ripresa è ormai alle porte e che gli Stati Uniti (la più grande economia del mondo) cresceranno del 2,5 per cento nel 2010 e addirittura del 4 per cento nel 2011. Insomma, l´anno prossimo cominciamo a sentire il sapore del ritorno al futuro (a prima della Grande Crisi) e poi nel 2011 facciamo festa davvero. Con gli Stati Uniti che corrono al ritmo del 4 per cento, il resto del mondo non potrà che gettare la parola crisi nel cestino e mettersi a volare. Boom di Borsa, boom dei consumi, boom di tutto.

Ma sarà davvero così?
C´è da dubitarne, e molto seriamente. Intanto, se si vuole, per una ragione molto semplice. Il potenziale di crescita degli Stati Uniti (in condizioni normali e di pieno impiego dei fattori) è di poco superiore al 3 per cento. E quindi che nel 2011 si possa arrivare al 4 per cento, con ancora milioni di disoccupati in giro, con il sistema bancario, forse risanato, ma certo non a posto, pieno di veleni e di diffidenze reciproche, appare un po´ strano.

A questo si aggiunga che a quel punto tutti gli stati (dall´America in giù) dovranno cominciare a fare i conti con i loro bilanci, che sono stati disastrati da questa crisi a causa delle spese fatte per sostenere le banche e le altre situazioni di difficoltà. Per cui da un certo momento in avanti, tutti gli stati dovranno chiudere la fase delle politiche super-espansive (come è stato fino a oggi), fatte di sconti fiscali e di aiuti a chiunque ne avesse bisogno, per passare a una fase di politiche molto restrittive per cercare di mettere in salvo i loro stessi bilanci.

In sostanza, oggi dentro l´economia mondiale romba il motore della finanza pubblica (fatto di risorse quasi illimitate), ma è un motore che presto dovrà essere spento.

L´Italia, che ha fatto poco, sta andando ad esempio verso un debito pari al 120 per cento del Pil: è ovvio che si dovrà rientrare.
Una volta spento il motore della finanza pubblica, le economie dovranno viaggiare con i soli propri mezzi. E quindi quella americana non volerà al 4 per cento, ma farà molto meno.

In sostanza, dalla crisi stiamo per uscire, forse alla fine di quest´anno o forse all´inizio del 2010. Ma non si uscirà proiettandosi nell´iper-spazio della crescita come in Star Trek e raggiungendo in pochi istanti livelli di attività che erano già eccezionali prima della crisi (quando c´era, fra l´altro, molta finanza facile). Si uscirà pedalando molto e sudando anche un po´.
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