Ripresa: la roadmap per le imprese dopo la pandemia

10 Settembre 2021, di Redazione Wall Street Italia
Ci si prepara per la ripartenza affrontando i cambiamenti portati dalla pandemia
Che cosa significa parlare di ripartenza? Da molti mesi se ne parla come di un orizzonte prossimo, oggi la ripresa si configura come una strada da imboccare quanto prima. L’esigenza sempre più stringente, per imprese e organizzazioni, è di avere una roadmap: un set di azioni che, dopo la gestione dell’emergenza e il susseguirsi frenetico dei provvedimenti, possano costituire strumenti concreti per affrontare mercati e contesti sociali attraversati da profondi cambiamenti, nonché uno scenario economico in continua via di definizione. Cambiamenti di grande portata e che agiscono ad ampio raggio sul piano sociale e culturale, ma che contemporaneamente e in modo capillare impattano sul funzionamento e sulla tenuta dei singoli settori. Cambiamenti che interessano la dimensione produttiva, finanziaria e umana: ambiti egualmente importanti che l’impresa deve oggi riuscire a coordinare, valorizzare e potenziare con particolare equilibrio ed efficacia perché il tessuto economico e quello sociale possano iniziare a ricostituirsi e soprattutto a rivivere.

Ripresa imprese: oltre la digitalizzazione

La digitalizzazione è innegabilmente il primo e il più evidente di questi cambiamenti. Con un’accelerazione senza precedenti all’interno di interi comparti ha giocato, e continuerà a giocare, un ruolo di estrema rilevanza. Vitale per la gestione della produzione e dei servizi durante i momenti di maggior restrizione, la digitalizzazione ha trasformato l’abitudine ai consumi e per questo pesa oggi in maniera particolare sull’impresa, che ha bisogno di sviluppare modelli di business più strategici e rispondenti alle nuove esigenze dei mercati.Se alla pandemia fosse possibile attribuire un merito, sarebbe quello di aver messo in evidenza limiti e pratiche obsolete. Spiega Renée Mauborgne, economista e docente di Strategia e Management presso l’Insead:

“Confini e strutture del mercato e di ciascun settore non sono predefiniti, anzi possono essere ridefiniti da ogni player”.

La strada dell’impresa oggi, dunque, non può che essere quella di un approccio di ricerca e innovazione per creare, ancora prima che conquistare, nuovi spazi di mercato, generare valore in modo nuovo e sostenibile, oltrepassando le barriere tipiche della competition.

Se, per fare un esempio, è stato l’e-commerce a farla da padrone durante i mesi in cui la cospicua fetta di impresa italiana che è il retail è stata “paralizzata”, oggi il rientro alla dimensione “fisica” pone una sfida che ha bisogno di urgente risoluzione. La strada che ci mostrano alcune tra le realtà più innovative a livello internazionale sembra essere quella della “contaminazione”, un approccio omnichannel in cui la capacità di trarre il meglio da un canale si traduce in un vantaggio da poter investire sull’altro.

Si tratta di sviluppare quella che, in fin dei conti, è un’esperienza globale e complessiva del brand, più rispondente e vicina alle esigenze dei consumatori. In quest’ottica, ad esempio, l’italiana Kiko, guidata dall’a.d. Cristina Scocchia, duramente colpita dai lockdown durante i quali ha tenuto chiusi i suoi numerosissimi punti vendita, ha messo in campo azioni di digitalizzazione e internazionalizzazione che hanno consentito di sbloccare nuovi mercati e che puntano, entro il 2023, all’apertura di ben 300 nuovi punti vendita fisici.

 

Leadership, organizzazione del lavoro, cultura aziendale.

La digitalizzazione fa da volano alla riflessione su un altro macro-cambiamento che sposta il focus su un aspetto altrettanto centrale rispetto a quello strategico dell’innovazione dei modelli di business: il fattore umano. Nello specifico, riguarda un’esigenza che, ancora una volta, verte sulla “contrapposizione” tra fisico e digitale, quella dell’organizzazione del lavoro e dei team.

Lo smart working è stato una risorsa incredibilmente preziosa, ma oggi ci si interroga e soprattutto si lavora per metterne a punto il futuro. Grande flessibilità personale, indubbi vantaggi di sostenibilità economica e soprattutto ambientale: tuttavia il lavoro da remoto, riporta una ricerca realizzata da Illimity, gruppo bancario guidato da Corrado Passera, non sarebbe al livello individuale e psicologico sostenibile al 100%.

È insostituibile, insomma, l’apporto del rapporto umano e della presenza fisica nei processi di collaborazione e di co-creazione. Pertanto a farsi strada sono soluzioni definite “ibride”, che conciliano flessibilità, diversità, inclusione e che rispondono all’esigenza di ridisegnare i modelli relazionali in azienda. Si tratta, infine, di temi inestricabilmente connessi con quello della cultura aziendale, che in tanti casi necessita di rinnovamento profondo e che, a sua volta, chiama in campo alcune abilità essenziali dirigenziali del management, su tutte le skill legate alla leadership. Bilanciare le dinamiche e i rapporti di influenza all’interno dell’impresa oggi non è solo un imperativo etico, ma uno strumento pratico. Significa dar voce e interpretare le trasformazioni valoriali che interessano collaboratori e stakeholder e avere uno strumento aggiuntivo per generare ciò che si attesta sempre più come uno dei principali driver di performance e di successo: la fiducia, che Stephen M.R. Covey, tra i massimi esperti internazionali in tema di leadership, definisce “la vera valuta dell’economia globale”.

Per supportare amministratori delegati, imprenditori e manager che hanno in mano i driver della ripresa economica in questa fase, Performance Strategies ha messo a punto la serie di webinar Lezioni di Business, che vedrà la partecipazione di alcuni dei più autorevoli esperti di leadership, management, sociologia ed economia italiani e internazionali.

 

di Marcello Mancini

 

Per informazioni: https://www.performancestrategies.it/lezioni-di-business/