Ricerca Ixé: dipendenti stressati o apatici. Spesso la colpa è del capo

19 Settembre 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – I dipendenti amano l’azienda, ma non i loro manager e ne parlano sul web. E’ quanto sottolinea una ricerca dell’Istituto Ixé Ascolto e coaching, da cui emerge che alla base delle lamentele ci sarebbe l’atteggiamento di quei  capi che non sanno creare un clima di fiducia.

In particolare ci si lamenta del fatto che alcuni dirigenti assegnano i compiti (e non sempre in modo chiaro) ma non indicano gli obiettivi e non sanno condividere i successi e generare coinvolgimento.

Questa è la fotografia che emerge da una serie di studi del clima interno realizzati in aziende pubbliche e private dall’Istituto Ixé, ascoltando sia il vissuto di manager sia quello dei dipendenti, un clima di cui il 26% dei lavoratori parla e scrive sui social network.

I principali elementi che potrebbero generare un clima interno positivo  e proficuo –  si legge in una nota dell’istituto di ricerca – sono largamente disattesi dal management.

Il grado di motivazione medio è pari a 5.1 (scala 1-10) e analogo è il punteggio medio corrispondente al sentirsi ascoltati. Nonostante tutto, però, il livello medio di affezione alla propria azienda è alto: 7.8 (su scala 1-10).

“Quando si vogliono ottenere risultati maggiori dal personale – commenta Margherita Sartorio Mangotti, responsabile del progetto e amministratore delegato dell’Istituto Ixè – l’azienda non ha altra scelta se non quella di provare a coinvolgere, non soltanto il corpo, ma anche la mente di ogni collaboratore”. Ancora: “In diverse occasioni ho trovato situazioni aziendali in cui l’elemento generatore di problemi era la comunicazione: manager che non sanno relazionarsi con i dipendenti in modo positivo, non sanno generare coinvolgimento, utilizzano un linguaggio che crea frustrazione, resistenza e rabbia o apatia. E non se ne accorgono nemmeno. Replicano schemi organizzativi di comando senza capirne le conseguenze negative sulla partecipazione e la produttività, di cui però si lamentano. Le persone coinvolte nel percorso pensato e realizzato dal nostro istituto poi si sono sentite ‘alleggerite’ per aver potuto esprimere il loro vissuto, le loro difficoltà ed essersi sentite ascoltate e hanno riconosciuto il valore del collaborare”. 

Questa situazione va in contrasto con quanto ampiamente dimostrato e accertato da studi a livello internazionale, secondo cui un buon clima aziendale aumenta decisamente la produttività, sviluppa l’iniziativa e la creatività. Inoltre, aspetto strategico e cruciale per le Imprese – si legge nella nota – non va sottovalutato l’impatto del clima aziendale sulla Corporate Reputation: da una parte l’attenzione da parte dei consumatori, degli stakeholder e delle Istituzioni si è acuita nei confronti del trattamento dei lavoratori e dall’altra, nell’epoca dei social network, i collaboratori e i dipendenti sono diventati i primi testimonial dell’azienda in cui lavorano.

Oggi raccogliere informazioni sui marchi e sulle aziende valutandone la reputazione ha assunto un peso determinante sulle scelte di consumo: in questo scenario l’aspetto positivo del welfare aziendale rappresenta un asset rilevante utilizzabile anche in eventuali situazioni di crisi comunicativa.