Renzi in Senato: “Scelte radicali. Sblocco totale debiti Pa. Taglio 10% cuneo fiscale”

24 Febbraio 2014, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il nuovo Primo Ministro ha chiesto la fiducia al Senato presentando un’agenda economica molto impegnativa. Renzi, che vuole essere l’ultimo Premier a chiedere il voto di fiducia, ha promesso di implementare la riforma elettorale, l’Italicum, investire miliardi di euro in nuove infrastrutture scolastiche e ridurre il fisco. La vittoria appare scontata ma l’esito del voto in termini di vantaggio numerico è importante per capire se il Segretario del Partito Democratico e la squadra di Ministri riusciranno a cementare la loro posizione in una maggioranza per la verità ‘raccogliticcia’.

Per quanto riguarda l’Italicum, l’ex Sindaco di Firenze ha assicurato che verranno rispettati tempi e modi concordati con gli alleati di centro destra. “Non ci sono più alibi per nessuno, l’orizzonte è quello del 2018 ma a patto che cogliamo il senso di urgenza di questa legislatura”. Sblocco totale dei debiti della Pubblica Amministrazione e la costituzione e il sostegno di fondi di garanzia per le piccole e medie imprese che non hanno accesso al credito.

Sempre nell’agenza di riforma economica, oltre alla riforma del sistema della giustizia, è prevista la riduzione a doppia cifra del cuneo fiscale arriverà attraverso misure serie e irreversibili, anche con la revisione della spesa, che porterà risultati e concreti sul breve termine. I soldi per tale operazione verranno trovati anche da operazioni industriali e dal rientro dei capitali

Non verrà imposta invece una patrimoniale. Un discorso diverso meritano le rendite finanziarie, perché, ricordava Delrio ieri, “c’è una parte non in linea con la tassazione che c’è in Europa e questo per reperire più soldi va valutato”. “Se una signora anziana ha messo da parte 100 mila euro in Bot – è l’esempio – non credo che se le togli 25 o 30 euro ne avrà problemi di salute. Vediamo”.

Delrio ha annunciato che il governo valuterà l’imposizione di una tassa sui Bot attraverso un’aliquota al 20% oppure tramite l’aumento al 23% per tutte le rendite finanziarie. Ospite di ‘In Mezzora’ della giornalista Lucia Annunziata, su ‘La7’, Delrio ha tracciato le linee di azione del nuovo governo, sottolineando che dovrà “dimostrare con i fatti di essere all’altezza”.

Renzi ha ricordato ai membri dei banchi dell’Opposizione che si sono lamentati di certe promesse, che il Pil ha subìto una contrazione del 9% dal crack di Lehman Brothers che ha scatenato una crisi economica mondiale e che quindi c’è tanto lavoro da fare. Se si escludono gli annunci di Delrio di ieri che hanno pesato sul settore del risparmio gestito, la Borsa di Milano ha mostrato una reazione contenuta alle notizie politiche e al discorso del neo Premier.

Delrio ha assicurato che l’Italia non intende sforare il 3% e che, tra l’altro, “c’è un 3% del nostro Pil che non stiamo rispettando, quello da reinvestire in ricerca e sviluppo. Vogliamo andare in Europa dicendo che non siamo l’Italia che annuncia ma che fa”. Nei programmi dell’esecutivo c’è anche il conflitto di interessi perché “quando dico che vogliamo far diventare Italia un Paese modello” significa anche che “abbiamo bisogno di una legge sul conflitto di interessi, è una cosa che il Paese merita”.

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ROMA (WSI) – Si è aperta nell’Aula di Palazzo Madama la seduta dedicata al voto di fiducia al governo Renzi. Il premier ha preso la parola. Alle 20 sono previste le dichiarazioni di voto e alle 22 la prima chiama.

A seguire le dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, siede in tribuna al Senato la moglie del premier, Agnese Landini. Accanto a lei, che indossa un vestito chiaro, siede Marco Carrai.

E’ davvero l’ultima occasione per l’Italia, ci vuole coraggio e si deve andare dritti sulle riforme. Sarà in sostanza questo il messaggio che il neopremier Matteo Renzi vorrà far arrivare al Parlamento per ottenerne la fiducia. Il primo appuntamento oggi pomeriggio al Senato, in un discorso in cui l’ormai ex sindaco di Firenze chiederà di correre con lui e su obiettivi precisi, altrimenti non è che abbia paura di andare al voto. Ieri le prime indicazioni, fra lotta alla burocrazia, taglio al cuneo fiscale, meno tasse alle imprese e detrazioni sull’Irpef. Ma anche la precisazione sulla tassazione dei Bot: vanno rimodulate
le aliquote su lavoro e rendite finanziarie.

Questa mattina, al Quirinale, ha prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan. Erano presenti, in qualità di testimoni, il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Consigliere di Stato Donato Marra, e il Consigliere Militare del Presidente della Repubblica, Gen. Rolando Mosca Moschini.

Presenti, inoltre, il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il Sottosegretario Graziano Delrio.


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ROMA (WSI) – Il premier Renzi al primo appuntamento con i numeri in Senato, dove salvo sorprese dovrebbe incassare la fiducia. Nel discorso di insediamento che il premier leggerà a Palazzo Madama, la road map del nuovo esecutivo; lotta alla burocrazia, un “serio” taglio al cuneo fiscale e soprattutto priorità al lavoro. Sui temi che riguardano l’Europa, il premier ha discusso ieri in una telefonata con la cancelliera tedesca Angela Merkel. Una conversazione fa sapere Palazzo Chigi su “relazioni tra Italia e Germania, alla vigilia del vertice di Berlino del prossimo 17 marzo, e il comune impegno nel processo europeo”. Ad animare le ultime ore alla vigilia del voto è comunque il dibattito sul cuneo fiscale, dopo l’intervista rilasciata dal sottosegretario Graziano Delrio a “In 1/2 Ora”. Parole che hanno scatenato reazioni anche all’interno della maggioranza, tanto che in serata un comunicato di palazzo Chigi assicura che “non è prevista nè ci sarà nessuna nuova tassa”.

Delrio: aumento delle imposte sui sui Bot. Renzi: nessuna nuova tassa
“L’orizzonte del governo è quello di una riduzione della pressione fiscale” si legge nella nota che raffredda le tensioni dopo le dichiarazioni di Delrio. Il sottosegretario ai microfoni di Lucia Annunziata aveva ipotizzato possibili aumenti dei prelievi sui Buoni del Tesoro, pur escludendo l’ipotesi di una nuova patrimoniale. Un “innalzamento delle imposte sulle rendite finanziare -spiega Delrio – in linea con gli standard europei al 25%”. Parole cui aveva immediatamente risposto il presidente del Nuovo Centro Destra renato Schifani: “Sono convinto che, nel campo della politica economica, non si possa più procedere con il fallimentare sistema di un aumento ulteriore della pressione fiscale. Neanche per soddisfare esigenze improrogabili, come la riduzione del costo del lavoro”.

“Niente annunci spot ma visione alta e concretezza da sindaci”

Nel discorso cui Renzi lavora domenica, fino a tarda sera, tutte le priorità del nuovo esecutivo: La pressione fiscale (“Ho sempre ridotto le tasse, da amministratore”), l’economia digitale (“Resterete sorpresi”), la giustizia (“Sul tavolo il dossier di Gratteri”), la spending review, naturalmente le riforme (stop ai decreti omnibus) e anche il conflitto d’interessi. E poi, un cambio radicale della burocrazia: “Madre di tutte le battaglie”. Nell’intervista a “In 1/2 ora” Graziano Delrio afferma “C’è moltissimo efficientamento da fare”. Il che vuol non dire, rassicura, licenziare gli statali, perché il Paese “non se lo può permettere”, bensì “convertire il lavoro inutile”. E anche mettere un tetto agli stipendi dei dirigenti dello Stato e delle aziende pubbliche.

I voti al senato: i sì stimati a quota 175

La maggioranza assoluta dell’Assemblea, che a Palazzo Madama conta 320 inquilini, ammonta a 161 voti, anche se per ottenere la fiducia è sufficiente la maggioranza dei votanti. Il gruppo del Pd, il più corposo, può contare su 107 senatori , ai quali vanno aggiunti i 31 di Ncd, gli 8 di Scelta civica (compreso Monti), i 12 di Per l’Italia e i 12 del Gruppo delle Autonomie linguistiche. A questi voti si aggiungeranno quelli degli altri due senatori a vita, Ciampi e Piano, che siedono nel Misto, e forse quelli di tre senatori espulsi da M5s che hanno già votato la fiducia al governo Letta: Fabiola Anitori, Paola De Pin e Marino Mastrangeli. Stando a questi numeri Renzi potrebbe contare, al netto di possibili assenze, su 175 voti favorevoli: 14 in più della maggioranza assoluta.
(RaiNews24)