Reddito di cittadinanza, non idonee 2 domande su 5

14 Marzo 2019, di Alberto Battaglia

Il reddito di cittadinanza ha già raccolto qualcosa come 500mila domande, ma quelle che ragionevolmente potrebbero dare esito positivo sono circa 300mila. Lo afferma il Messaggero, ricordando che solo le domande inoltrate dai Centri di assistenza fiscale (Caf) esercitano un filtro preventivo sull’idoneità della situazione economica del richiedente in vista del sussidio.

Le 150mila richieste inoltrate tramite le Poste, al contrario, hanno controlli molto blandi e lasciano all’Inps tutto l’onere di verificare la documentazione inoltrata. Discorso analogo anche per il meno utilizzato fra i canali di richiesta, quello online, che ha raccolto meno di 30mila domande.

Domande presentante da almeno tre famiglie Spada

Nel frattempo un emendamento al “decretone” già ribattezzato “anti-Spada” punta scongiurare il rischio che i richiedenti coinvolti in provvedimenti cautelari o condannati in via non definitiva per reati di mafia e terrorismo possano ricevere il reddito di cittadinanza.

La polemica è scoppiato in seguito alle domande presentate da “almeno tre nuclei della famiglia Spada” per la definizione dell’Isee (necessario per poi presentare la richiesta per il Rdc).

L’emendamento elaborato da Dalila Nesci (M5s) e Elena Murelli (Lega) presenta un profilo controverso dal punto di vista costituzionale. Infatti, la versione originaria del decretone già prevedeva la sospensione del reddito di cittadinanza per i condannati per reati di tipo mafioso o terroristico. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, attentato contro organi costituzionali o assemblee regionali.

Se passerà l’emendamento “anti-Spada”, però, sarà sufficiente una condanna in primo grado e non definitiva. Ciò contrasterebbe con la presunzione di non colpevolezza prevista in Costituzione.