Reddito di cittadinanza: 780 euro solo per i single in affitto

8 Febbraio 2019, di Alessandra Caparello

Dopo la presentazione di qualche giorno fa in pompa magna è arrivato il momento di fare le pulci al reddito di cittadinanza e spiegarne effettivamente i problemi. L’ultima analisi in ordine temporale è apparsa sulla rivista Internazionale e porta la firma di Roberta Carlini. L’articolo spiega tutte le problematiche connesse allo strumento fortemente voluto dal MoVimento 5 Stelle.

In primis, come ha spiegato Pasquale Tridico, consigliere economico di Di Maio e tra gli ideatori del provvedimento, il reddito di cittadinanza è  a tutti gli effetti, una prosecuzione e un ampliamento del Rei, il Reddito di Inclusione previsto dal precedente governo, ma il Rei era sottofinanziato e riguardava a solo 378.557 nuclei familiari, per un importo medio mensile di 305 euro.

La nuova carta raggiungerà 1,3 milioni di nuclei familiari, secondo la relazione tecnica del governo. L’Inps però abbassa la stima a 1,2 milioni, e dice che i meccanismi della legge premieranno soprattutto i nuclei familiari composti da una sola persona.

Reddito di cittadinanza integrale ai single

Un altro aspetto è che il reddito, pensato come sostegno economico a chi si trova in difficoltà, finirà per essere elargito in misura integrale a chi è single.

Per fare un esempio, una persona che vive da sola e in affitto, a fine mese può ritrovarsi sulla carta 780 euro.

Poi andrà soprattutto a chi vive al Sud visto che qui si concentrano le famiglie più povere secondo l’Istat. Sicilia e Campania sono in vetta, mentre i settentrionali sono penalizzati. Altro aspetto da considerare è che il provvedimento esclude il 36 per cento degli stranieri che vivono in Italia visto che per ottenere il reddito di cittadinanza, infatti, è necessario non solo il permesso di soggiorno di lungo periodo ma anche la residenza da almeno dieci anni nel paese.

L’enfasi sul divano e sull’obbligo del lavoro, oltre a dare per scontato che i poveri siano tali perché non lavorano o non vogliono lavorare, crea alcuni effetti negativi.

Il primo è che per togliere queste persone dal divano e trovargli un lavoro bisognerà occuparne altre in tempi brevi. Per questo saranno assunte alcune migliaia di “navigator” in fretta e furia: una mossa che ha un suo ritorno in tempi di campagna elettorale per le europee, ma che non basta a portare i centri per l’impiego ai livelli europei. 

Il secondo è che la lotta ai possibili illeciti, dalle false dichiarazioni per ottenere il reddito di cittadinanza a chi lavorerà in nero per non perderlo, è fatta “puntando più su punizioni e manette che su disincentivi e controlli incrociati. Un approccio che i cinquestelle hanno sposato con enfasi, ma che rischia di ridurre il grande tema della lotta alla povertà e alle disuguaglianze alla cronaca quotidiana della caccia ai “furbetti” e agli evasori”.

Con la Guardia di Finanza impiegata per fare controlli su chi rifiuta le offerte, “invece che come strumento contro la grande evasione”.