Raggi: non mi dimetto, neanche con il “rinvio a giudizio”

31 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

“Il Sindaco di Roma, Virginia Raggi, testimonierà al processo “Marra”.

Sto parlando dell’ex dirigente della capitale, oggi in carcere da un po’ di tempo, perché accusato di corruzione per aver “accettato” nell’anno 2013, in modo consapevole sembra, un regalino dal vecchio costruttore ed amico Sergio SCARPELLINI.

Poca cosa s’intende, trattandosi di un appartamentino nel centro della capitale del valore di circa trecentomila euro.

A questa vicenda, si aggiunse la nomina del fratello del nostro ex, Renato Marra, già Comandante del locale Corpo dei VV.UU e promosso  nell’era Raggi, alla direzione Turismo del Campidoglio.

Di questa “promozione”, la stessa Raggi, fin da subito, se ne è assunta la totale paternità e per questo è indagata per “Abuso d’ufficio”.

Un ulteriore “abusino” per un altro fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica nei suoi confronti, riguarda l’improvviso aumento di stipendio, quadruplicato e poi leggermente ridotto grazie all’intervento dell’Autorità anticorruzione a beneficio di un altro collaboratore, tale Salvatore Romeo, quello che a titolo di riconoscimento (si presume) elargiva polizze assicurative, all’insaputa della stessa Raggi

Ecco, a fine mese, accompagnata dai suoi avvocati, Raggi sarà sentita come testimone per queste sciocchezzuole.

Intanto, quale persona  particolarmente non-impegnata ad amministrate la città di Roma, la capitale d’Italia, ha tenuto a farci sapere subito, a scanso di equivoci: “Non mi dimetterò neanche se sarò rinviata a giudizio”.

A questo punto mi piacerebbe conoscere il Codice etico del Movimento Cinque Stelle che, pare in modo inconsapevole l’ha piazzata a Sindaco nella capitale, come funziona se dovesse giungere un provvedimento di “misura cautelare”, in pratica se la magistratura dovesse decidere di procedere all’arresto per evitare il “reiterarsi” di abusi.

In tal caso, la nostra RAGGI, vorrà dimettersi?

Per fargli accettare l’eventualità di presentare le dimissioni dalla carica di Sindaco, gli si potrebbe prospettare l’eventualità, in luogo della custodia in carcere, degli arresti “domiciliari” da scontare in Campidoglio, così da conciliare l’esercizio dell’azione amministrativa, in modo da salvare “capra & cavoli”, sempre Codice  M5S permettendo.

Sarà il caso di cominciare a pensarci!

Solo alla morte non c’è rimedio, per il resto, per i fatti di questo mondo, un rimedio c’è sempre.

Insomma, per concludere mi sembra di capire che il Sindaco di Roma, in situazioni estreme forse si dimetterà, ma solo a certe condizioni.