Investimenti

Quali sono gli unicorni italiani e quanto valgono

Gli unicorni italiani, aziende non quotate che raggiungono una valutazione di almeno un miliardo di dollari, non sono più eccezioni isolate, ma parte di una filiera che genera valore, occupazione e attrattività internazionale. Si tratta di nove aziende, che insieme valgono quasi 29 miliardi di euro. Non solo: generano ricavi per circa 6 miliardi l’anno e rappresentano uno dei segnali più concreti della trasformazione industriale del Paese.
La fotografia arriva dalla terza edizione dell’Italian Tech Landscape, realizzato dall’osservatorio La Tech Made in Italy con Altermaind, che certifica un cambio di passo: l’innovazione non è più promessa, ma economia reale.

I nove unicorni: software, fintech e industria

La mappa degli unicorni italiani riflette un mix tra digitale puro e industria avanzata. In testa c’è Bending Spoons, che con una valutazione di 11 miliardi rappresenta il caso più emblematico di crescita e trasformazione, da sviluppatore di app a piattaforma globale di acquisizioni.
Segue Technoprobe (7,9 miliardi), eccellenza manifatturiera nei test dei chip, e Reply (2,4 miliardi), protagonista nella consulenza per la trasformazione digitale.
Nel gruppo rientrano poi realtà più giovani ma ad alta crescita: Domyn (1,7 miliardi), Satispay (1,6 miliardi), Namirial (1,1 miliardi) e Scalapay (1,1 miliardi).
Completano il quadro Facile.it e Prima, entrambe attestate intorno al miliardo di valutazione.

Lombardia in testa, ma cresce l’Italia diffusa

La geografia dell’innovazione conferma la leadership della Lombardia, che ospita sei dei nove unicorni e si configura come principale hub nazionale. Seguono il Piemonte, l’Emilia-Romagna e le Marche, segno di una diffusione territoriale più ampia rispetto al passato. Complessivamente, queste aziende impiegano circa 24mila addetti, contribuendo in modo crescente all’occupazione qualificata.

Nel complesso, il settore tecnologico italiano genera 15,2 miliardi di euro di ricavi, pari allo 0,78% del Pil, con quasi 71mila lavoratori distribuiti soprattutto tra Nord-Ovest e Nord-Est.

L’intelligenza artificiale guida la crescita

Tra i comparti più dinamici emerge con forza l’intelligenza artificiale, che da sola vale circa 4 miliardi di euro di ricavi. Seguono il software gestionale (3,1 miliardi), le tecnologie per le risorse umane e l’insurtech (entrambe a 1,3 miliardi), oltre ai servizi digitali. Il dato segnala un cambio di paradigma: non solo startup, ma un vero tessuto industriale tecnologico, sempre più integrato con i mercati internazionali.

Accanto ai nove unicorni già affermati, il rapporto individua una decina di startup con le caratteristiche per raggiungere presto la soglia del miliardo. Si tratta di realtà attive in ambiti ad alta innovazione, dall’AI al fintech, fino alle piattaforme software.
Nonostante il numero complessivo di startup sia leggermente diminuito (11.090 nel 2025), la qualità media appare in crescita: meno quantità, più solidità e modelli di business scalabili.