Passaggio generazionale, fino a 6.000 miliardi di euro in eredità: come preservare la ricchezza
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Per decenni l’obiettivo economico delle famiglie italiane è stato costruire un patrimonio: acquistare una casa, accumulare risparmi, investire e lasciare un’eredità ai figli. Nei prossimi vent’anni, però, la sfida sarà diversa. Più che creare nuova ricchezza, sarà fondamentale riuscire a conservare quella già accumulata e trasferirla alle nuove generazioni senza disperderla.
Secondo Marco Casario, investitore professionista e divulgatore finanziario, nei prossimi due o tre decenni in Italia potrebbero passare di mano tra 2.300 e 6.000 miliardi di euro, tra immobili, partecipazioni societarie e attività finanziarie. Si tratta di una delle più grandi redistribuzioni di patrimoni mai registrate, un fenomeno che gli economisti definiscono Great Wealth Transfer, il più grande passaggio generazionale della storia moderna.
Il rischio di disperdere il patrimonio dopo l’eredità
Ricevere un’eredità non significa necessariamente riuscire a conservarla nel tempo. Anzi, secondo Casario, il momento del trasferimento della ricchezza rappresenta spesso l’inizio della fase più delicata. A confermarlo è uno studio ventennale condotto su oltre 3.000 famiglie con grandi patrimoni, dal quale emerge che circa il 70% della ricchezza viene disperso entro la seconda generazione, mentre la quota sale fino al 90% entro la terza. Le cause non sarebbero tanto riconducibili a investimenti sbagliati, quanto piuttosto all’assenza di una strategia di gestione. L’aumento delle spese, una maggiore propensione al rischio e decisioni prese sull’onda delle emozioni finiscono infatti per compromettere patrimoni costruiti nell’arco di una vita.
Secondo Casario, il vero errore è considerare l’eredità un punto di arrivo. Un immobile, un portafoglio finanziario o una partecipazione aziendale rappresentano certamente un’opportunità, ma senza un metodo di gestione possono trasformarsi rapidamente in un patrimonio destinato a ridursi. “Le famiglie non perdono la ricchezza perché scelgono il prodotto finanziario sbagliato, ma perché manca un sistema di gestione”, osserva l’investitore.
In Italia pesa il divario di educazione finanziaria
Il tema assume un’importanza particolare nel contesto italiano, caratterizzato da una crescita economica contenuta, salari stagnanti e una forte concentrazione della ricchezza nelle fasce di popolazione più anziane. In questo scenario il patrimonio familiare diventa sempre più determinante per il benessere economico delle nuove generazioni. Secondo Casario, il rallentamento della mobilità sociale rende la famiglia d’origine un fattore sempre più decisivo, ma espone anche a un paradosso: milioni di persone potrebbero ricevere patrimoni significativi senza aver mai acquisito le competenze necessarie per gestirli.
A complicare ulteriormente il quadro c’è anche un aspetto culturale. In molte famiglie il denaro rimane un argomento poco affrontato e chi eredita si trova spesso a prendere decisioni importanti senza conoscere come il patrimonio sia stato costruito, quali obiettivi perseguisse o quale strategia abbia consentito di accumularlo. Il momento dell’eredità coincide inoltre con una fase emotivamente delicata, nella quale il lutto, il senso di responsabilità o i consigli spesso non richiesti di parenti e conoscenti possono influenzare le scelte finanziarie. Per questo, secondo Casario, il primo passo dovrebbe essere un’analisi del proprio patrimonio, delle spese e degli obiettivi personali, prima ancora di modificare gli investimenti o affidarsi a nuovi consulenti.
Pianificazione ed educazione finanziaria per proteggere la ricchezza
Per evitare che un patrimonio costruito nell’arco di una vita venga disperso in pochi anni, la pianificazione diventa un elemento essenziale. Casario invita innanzitutto a evitare decisioni affrettate nei mesi successivi all’eredità, periodo nel quale è facile lasciarsi guidare dall’emotività. Anche modificare rapidamente il proprio tenore di vita può rivelarsi un errore, soprattutto se si dà per scontato che il patrimonio continuerà a produrre gli stessi rendimenti nel tempo.
L’approccio corretto consiste invece nel definire una strategia di lungo periodo, stabilendo quale parte del patrimonio destinare agli investimenti più prudenti e quale a quelli con maggiore potenziale di rendimento, senza inseguire le mode del mercato o reagire impulsivamente alle fasi di volatilità.
Ma, secondo l’investitore, la pianificazione dovrebbe iniziare molto prima del passaggio generazionale. Il vero patrimonio da trasmettere non è costituito soltanto dai beni, ma anche dalle conoscenze necessarie per amministrarli. Per questo suggerisce alle famiglie di dedicare almeno una volta all’anno un momento di confronto sulla situazione patrimoniale, condividendo informazioni sulla composizione degli investimenti, sui documenti più importanti e sulle scelte effettuate nel tempo.
L’obiettivo è favorire trasparenza e consapevolezza, riducendo il rischio che gli eredi si trovino impreparati di fronte a decisioni economiche complesse. In questa prospettiva, conclude Casario, chi riceve un’eredità dovrebbe considerarsi non tanto proprietario del patrimonio quanto il suo custode. La vera sfida non consiste nel consumare la ricchezza ricevuta, ma nel proteggerla, farla crescere e trasferirla, possibilmente rafforzata, alle generazioni successive.