Profitti societari Usa da record

6 Dicembre 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il mercato azionario è certamente sopravvalutato, ma altrettanto sicuro è che i profitti aziendali, che dovrebbero essere la base per calcolare il giusto prezzo dei titoli di Borsa, sono in ottima salute.

Mentre ieri tutti, analisti e politici, spendevano parole per commentare la crescita superiore alle attese degli Stati Uniti nel terzo trimestre (+3,6%), il Dipartimento del Commercio ha anche riportato le stime sugli utili societari nel terzo trimestre.

Su base annuale, le società non finanziarie statunitensi sono il settore che vedrà l’incremento maggiore del profitto netto “adjusted” (8,1%). Al secondo posto le big della finanza (3% di crescita) e al terzo quelle del resto del mondo (+1,8%).

La crescita fantastica del 2010 deriva anche dalla fase recessiva precedente.

Tassi & Congiuntura: in area Euro tassi governativi in marcato rialzo in corrispondenza della conferenza stampa di Draghi. Dopo il mantenimento dei tassi invariati, il presidente della BCE ha lasciato intendere che ulteriori manovre sono sempre possibili ma non imminenti. In particolare con riferimento all’ipotesi di un’ulteriore Ltro, Draghi ha fatto cenno alla possibilità di un’operazione diversa dalle precedenti, con l’obiettivo di renderla eventualmente maggiormente finalizzata a fare in modo che la liquidità iniettata arrivi all’economia. Anche su questo punto però Draghi ha sottolineato che l’ipotesi di un’ulteriore Ltro verrà presa in esame semmai ve ne sarà bisogno, rendendo pertanto ancora più forte la percezione di nuove misure non necessariamente a breve. Questa percezione ha impattato in modo marcato sui tassi governativi dell’area spingendoli al rialzo, con lo spread del decennale tedesco vs quello Usa che si sta nuovamente riavvicinando alla soglia dei 100pb. Sul fronte macro la BCE ha rivisto al rialzo le stime di crescita del Pil per il 2014, a fronte invece di revisione al ribasso per lo scenario sull’inflazione per il 2013 e soprattutto per il 2014 (1,1%). Sul fronte emissioni, sono state ben accolte quelle spagnole sul comparto quinquennale, registrando il più basso tasso all’emissione su questo comparto di curva dal 2005. Negli Usa tasso decennale T-note in rialzo e sempre più vicino alla soglia del 2,90%, in attesa degli importanti dati Usa sul mercato del lavoro di novembre, in pubblicazione oggi. Da questi dati dipenderanno le aspettative di un tapering anticipato che alcuni analisti hanno spostato da marzo a gennaio. Se il numero di posti di lavoro fosse molto vicino o addirittura superiore alle 200.000 unità, le attese potrebbero essere spostate già alla prossima riunione Fed del 18 dicembre. Nel frattempo, la seconda lettura del Pil del terzo trimestre ha registrato una revisione migliorativa (da +2,8% a 3,6%) grazie però soprattutto al forte incremento della contribuzione positiva delle scorte (da +0,83% a +1,68%), interpretata da alcuni come segnale di ottimismo in vista di un possibile aumento della domanda e da altri come invece un evento non desiderato in corrispondenza della frenata della domanda soprattutto nel periodo dello shutdown.

Valute: euro in marcato apprezzamento verso le principali valute, arrivando questa mattina fino alla soglia di 1,3675 vs dollaro. Le parole di Draghi per gli operatori sono suonate come una sorta di richiamo al fatto che ulteriori misure (tra cui anche il tasso negativo sui depositi) sono solo eventuali e comunque non imminenti. La parola passa oggi ai dati Usa sul mercato del lavoro, decisivi per fissare il timing e l’entità del tapering, con particolare riferimento già alla prossima riunione Fed del 18 dicembre. L’area di resistenza si colloca in prossimità di 1,365/1,37. Yen in lieve deprezzamento vs dollaro, dopo un tentativo di riportarsi al di sotto della soglia di 102. Lo yen questa mattina è ritornato nuovamente sopra tale livello dopo le parole del capo dei consiglieri del principale fondo pensione del paese, affinché il fondo stesso riduca i titoli domestici in portafoglio, il che implicitamente comporterebbe acquisti di bond esteri e quindi vendita di yen. La valuta nipponica è invece in fase di stabilizzazione in prossimità della soglia di 140 vs euro, complice in quest’ultimo caso la forza relativa dell’euro per le ragioni prima citate. Sul fronte emergente in apprezzamento le principali valute verso dollaro. Da segnalare in particolare la continuazione dell’apprezzamento della rupia indiana verso dollaro, dopo che i primi exit polls stanno mostrando il recupero del partito BJP, una formazione nazionalista hindu, percepita come esito favorevole dagli operatori. In India infatti lo scorso mercoledì sono iniziate le elezioni per la nomina del nuovo governo locale della capitale Nuova Delhi, che dureranno tre giorni e chiameranno alle urne 12 milioni di elettori. Si tratta di una prova generale in vista delle elezioni politiche della prossima primavera. In deprezzamento il dollaro australiano in vista dei dati Usa di oggi, raggiungendo il minimo da metà del 2010 vs euro.

Commodity: seduta di ieri in calo per le principali materie prime in un contesto di andamento negativo per gli asset rischiosi dopo i positivi dati macro Usa che hanno riacceso i timori di un tapering imminente da parte della FED. Tutti i settori dell’indice S&P GSCI hanno chiuso in negativo. I metalli preziosi sono risultati ancora una volta particolarmente penalizzati con l’oro che si è riportato in prossimità dei minimi da cinque mesi sotto i 1230 $/oncia. Andamento debole anche per gli energetici ad eccezione del gas naturale Usa salito sui massimi da sei mesi dopo il calo maggiore delle attese del dato sulle scorte settimanale. Il Brent si è riportato in prossimità dei 111 $/b mentre il WTI è rimasto stabile portando lo spread tra le due tipologie di greggio ai minimi da due settimane sotto i 14 $/b. Tra le agricole da segnalare il forte calo del caffè, peggiore commodity del giorno, su segnali di un’offerta globale ancora ampia. Deboli anche i metalli industriali.

Azionario: ancora una seduta in forte calo per i listini europei che mettono a segno la peggiore serie consecutiva di ribassi da cinque mesi, in un contesto di volumi che continuano a rimanere elevati. Dopo una partenza positiva, i principali indici hanno invertito la rotta amplificando le perdite dopo le parole di Draghi. Il governatore della BCE ha infatti fatto capire che al momento l’Istituto non sembra propenso ad implementare nuove misure di stimolo monetario, anche se ha confermato che la BCE sta valutando tutte le opzioni disponibili. Le vendite si sono concentrate principalmente sui listini periferici con sia Ibex che Ftsemib in calo di quasi il 2%. Il settore finanziario, che nei due indici ha un peso preponderante, è stato ieri il più penalizzato seguito da energetici ed utility; unico comparto positivo è risultato l’health care. In Italia, l’indice Ftsemib è risultato, come già detto, tra i peggiori in Europa penalizzato dal calo non solo del comparto bancario ma anche dei due titoli a maggiore capitalizzazione, Eni ed Enel, entrambi in ribasso di oltre l’1%. In controtendenza si è mossa invece Fondiaria Sai (+2,3%). In mattinata apertura mista per i listini europei: ancora vendite su quelli periferici mentre sono leggermente positivi gli altri. Negli Usa, quinta seduta consecutiva in calo per i principali indici che continuano ad essere penalizzati da un serie di dati macro positivi che hanno riacceso i timori di una possibile riduzione del QE da parte della FED. Gli operatori preferiscono quindi mantenere un atteggiamento cauto in visto soprattutto dei dati sul mercato del lavoro previsti per oggi. Il ribasso ha colpito ieri tutti i settori all’interno dell’indice S&P 500 con le vendite che si sono concentrate principalmente sui comparti telecomunicazioni e finanziario. Sul fronte emergente, lieve rialzo ieri per l’indice MSCI EM che ha beneficiato del rimbalzo della borsa brasiliana e del buon andamento registrato dai listini asiatici. In forte calo invece l’area Est Europa con l’indice turco che ha perso quasi il 2%. Durante la notte andamento negativo per i listini asiatici in scia alla chiusura negativa di Wall Street. In controtendenza troviamo l’indice Nikkei favorito deprezzamento dello yen.

INFORMAZIONI DI STAMPA SU TITOLI

ENI – L’AD della società, Paolo Scaroni, si è incontrato ieri con il ministro del Petrolio dell’Iran dopo che lo stesso ministro ha indicato Eni tra i sette gruppi occidentali che possono investire nel settore energetico iraniano dopo la cancellazione delle sanzioni internazionali. Seconda la Repubblica, inoltre, Eni potrebbe essere interessato a qualche asset che E.On punta a cedere in Italia, in particolare modo alle centrali.

FIAT – Indicazioni negative giungono dal Brasile dove le vendite del gruppo hanno registrato a novembre un calo del 15% a/a, il sesto mese consecutivo di andamento negativo.

GENERALI – Oggi dovrebbe riunirsi il Cda che esaminerà le previsioni sulla chiusura del 2013 ed il budget per il 2014. Secondo alcuni indiscrezioni stampa il board potrebbe inoltre decidere la sostituzione dell’ex vicepresidente Vincent Bollorè con il presidente del consiglio di sorveglianza di Vivendi , Jean-René Fourtou. Societe Generale ha inoltre abbassato il rating sui titoli Generali da “hold” a “sell” citando una minore redditività prevista dal ramo Danni.

PRYSMIAN – La società, leader mondiale nei cavi per telecomunicazioni e trasporto dell’energia elettrica, ha ricevuto oggi un giudizio positivo da parte degli analisti di Morgan Stanley che hanno avviato la copertura sul titolo con giudizio “overweight” ed un target price a 22€.

TELECOM ITALIA – Marco Fossati, uno dei principali azionisti della società con circa il 5%, ha chiesto alle autorità italiane un intervento immediato al fine di riconoscere il controllo di fatto della holding Telco sulla compagnia telefonica, come fatto dall’Antitrust brasiliana, e sottolinea che il verdetto dell’Authority sudamericana non deve portare alla cessione di Tim Brasil.