Processo contro presunta talpa Wikileaks: rischia 150 anni

4 Giugno 2013, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – E’ iniziato il processo a carico di Bradley Manning, il soldato americano accusato di essere la talpa di Wikileaks, e di aver dunque fornito informazioni riservate al sito fondato da Julian Assange. Si tratterebbe della fuga di notizie più grande della storia americana.

Nella dichiarazione di un’ora che ha accompagnato l’apertura dell’udienza della Corrte marziale, il capitano Joe Morrow, che rappresenta il governo americano, ha accusato il militari di aver consegnato segreti “al nemico”, in quanto mosso dal desiderio di notorietà.

Ventuno sono i capi di accusa contro Manning, che secondo l’accusa avrebbe consegnato più di 700.000 documenti, inclusi analisi di intelligence, video e cable diplomatici a Wikileaks. Il soldato, che rischia una condanna fino a 154 anni di carcere, ha detto di essere pronte a fare mea culpa su almeno 10 capi di imputazione; tuttavia, ha categoricamente rifiutato l’accusa di aver aiutato il nemico. Più che altro, ha dichiarato, la sua intenzione era quella di aprire un “dibattito pubblico” sui conflitti in Afghanistan e Iraq.

Il suo caso è stato commentato dall’avvocato Chase Madar: “Ci sono molte persone che ritengono che Bradley Manning dovrebbe essere messo dietro le sbarre per molto tempo, e questo perchè la legge è la legge e lui la ha infranta; ma noi sappiamo che specialmente negli ambienti militari molto spesso la legge non è la legge. La legge militare è stata infatti spesso accomodante quando si trattava di stupri o di aggressioni a sfondo sessuale – un grave problema che riguarda tutte le divisioni del servizio militare – idem per i casi di soldati che uccidono civili; tutti questi crimini non vengono perseguiti in modo aggressivo”.