Private Equity, l’indice Global Exchange segna +3,99% nel secondo trimestre 2018

31 Ottobre 2018, di Fabrizio Guidoni

L’indice Global Exchange Private Equity (Gxpei) di State Street ha archiviato il secondo trimestre del 2018 riportando la seconda migliore performance in termini di rendimenti degli ultimi due anni, pari al 3,99%. La categoria dei fondi di venture capital mantiene il primato per il secondo trimestre consecutivo, con ritorni del 4,64%, seguita subito dopo dai fondi buyout, con un rendimento del 4,18%. In ultima posizione i fondi di private debt, con ritorni trimestrali pari all’1,90%.

I fondi di private equity focalizzati sull’Europa hanno riportato ritorni trimestrali denominati in dollari pari al 3,12%, ma tenuto conto dell’apprezzamento del dollaro nello stesso periodo, alla fine hanno messo a segno un tasso interno di rendimento denominato in euro pari all’8,61%. Parallelamente i fondi di private equity focalizzati sugli Stati Uniti hanno riportato rendimenti trimestrali denominati in dollari pari al 4,70%, mentre quelli focalizzati sul resto del mondo hanno guadagnato l’1,66%.

L’indice Gxpei si basa su dati provenienti da limited partnership e comprende più di 2.800 miliardi di dollari di investimenti in private equity, con oltre 2.900 partnership di private equity al 30 giugno 2018.

Tra i settori presi in esame, per il secondo trimestre consecutivo, il primo posto è occupato dai fondi dedicati all’information technology, con un ritorno trimestrale del 7,05%, in rialzo rispetto al 5,20% del periodo precedente. Seguono i fondi con focus sul comparto energetico, i cui rendimenti sono saliti al 4,62% dallo 0,62% del trimestre precedente, mentre fondi del settore healthcare hanno ottenuto ritorni pari al 4,24%. I fondi del comparto finanziario sono stati gli unici a registrare un calo dei rendimenti, all’1,69% dal 4,93% del primo trimestre.

“Complessivamente, il secondo trimestre del 2018 ha visto una buona ripresa rispetto al primo trimestre caratterizzato da una certa volatilità. Tuttavia, la crescita non è stata omogenea in tutto l’indice”, ha dichiarato Will Kinlaw, responsabile globale di State Street Associates, divisione di State Street Global Exchange. “In particolare, vanno sottolineate le performance dei settori dell’information technology e dell’energia, a vantaggio soprattutto dei fondi di venture capitalist e di quelli specializzati nel comparto energetico. Nonostante i fondi di private debt abbiano riportato nel trimestre in esame un rendimento inferiore alla media, la loro attività di fund raising è stata particolarmente robusta nel 2018. Finora, nei primi due trimestri di quest’anno, questi fondi hanno raccolto quasi la stessa quantità di capitale raggiunta in tutto il 2017″.

“Nel secondo trimestre, il dollaro si è apprezzato nei confronti delle principali valute, compreso l’euro, in parte per via dell’aumento dei tassi di interesse e dei dati economici solidi”, ha affermato Anthony Catino, managing director, Alternative Investment Solutions di State Street. “Questo ha fatto sì che i rendimenti denominati in dollari dei fondi con focus sull’Europa fossero inferiori rispetto a quelli denominati in euro”.