Private banking: un terzo dei grandi patrimoni è in mano alle donne

9 Marzo 2021, di Lorenzo Manusardi

Il Segretario Generale AIPB – Associazione Italiana Private Banking – Antonella Massari si è espressa in questi giorni circa il ruolo delle donne nell’industria del risparmio gestito.
Un punto di osservazione che non guarda solo al divario di genere in ambito lavorativo ma anche alla consapevolezza e quindi al coinvolgimento negli investimenti, che ha ricadute interessanti sull’intero sistema economico. Ne emerge uno studio con considerazioni molto interessanti.

Differenza di genere: un’emergenza italiana

Il punto di partenza è purtroppo noto. In Italia in particolar modo la differenza di genere è un problema che colpisce tutti i settori e in vario modo: un divario occupazionale, salariale e di accesso ai vertici dei ruoli e delle professioni.
Questo scenario, già particolarmente delicato nel nostro Paese, è stato ulteriormente aggravato nel 2020, a causa del Covid-19 che ha colpito in modo particolare e sproporzionato l’occupazione femminile: il 75% dei posti di lavoro persi hanno riguardato le donne, mentre il tasso di occupazione è sprofondato al 48,6%, tra i più bassi d’Europa (media EU 62,4%).
Un altro dato impressionante è che oggi meno del 10% di tutti i dirigenti e quadri occupati in aziende italiane è donna.
Tutto ciò ha delle ripercussioni sociali fortissime e costituisce un freno allo sviluppo sostenibile e alla crescita economica del Paese.

Private banking: il 30% dei patrimoni in mano a donne

Ma questa indagine diventa ancor più allarmante se si valuta l’interconnessione del panorama femminile con l’industria dell’investimento.
Secondo le rilevazioni proprio di AIPB, il private banking gestisce quasi 1/3 del risparmio delle famiglie italiane, di cui circa 300 miliardi di euro fanno riferimento a donne. Si tratta di una cifra abbastanza considerevole, pari al 10% della ricchezza finanziaria privata complessiva del nostro Paese.
E se consideriamo solo il segmento servito dal Private Banking la percentuale sale al 35%. Quindi, in un mondo in cui le donne sono fortemente sottorappresentate in tutti i settori, esse rappresentano un terzo del patrimonio gestito dal settore del Private Banking. Questo peso considerevole delle donne nella detenzione dei patrimoni privati italiani deve chiamare il Private Banking a riflettere sulla questione femminile.

La connessione tra occupazione ed economia reale

C’è un nesso importante tra occupazione e investimento. Secondo Antonella Massari, più donne al lavoro e più donne in posti chiave di responsabilità andrebbero ad aumentare anche il peso delle donne che investono in economia reale, con effetti a cascata su tutto il sistema. Le analisi di AIPB dicono che se il rilancio dell’economia può trovare nel risparmio privato un valido sostegno, linvestitore donna può dare un contributo assai rilevante: va quindi protetto e reso più rappresentativo.
Questa industria ha il dovere di conoscere e servire al meglio i profili della clientela femminile, così come hanno imparato a farlo il settore della moda e della grande distribuzione.

Ridurre le disegualianze: cosa fare

È un impegno che è stato ribadito in modo deciso già nel programma del Governo Draghi: “la mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne”. L’obiettivo dovrebbe essere perseguito a partire dalle iniziative di diversi ministeri, come quello del Lavoro, dello Sviluppo Economico, dell’Istruzione e Università, dell’Economia e naturalmente delle Pari Opportunità. Azioni precise, misurabili e con momenti di verifica anche ravvicinati.

Secondo Antonella Massari le principali direttrici da percorrere sono:

1. il riequilibrio del gap salariale. Non è la mancanza di servizi di cura a tenere le donne lontane dal mercato del lavoro, ma una divisione dei compiti squilibrata all’interno della famiglia che può essere risolta solo con la parità delle retribuzioni;
2. l’incentivazione all’imprenditoria femminile, attraverso strumenti come: la riduzione di aliquote, finanziamenti agevolati, fondi per il rilancio delle imprese femminili esistenti, fondi per le imprese che si impegnano a migliorare l’equilibrio di genere;
3. la promozione di una cultura ed educazione economica e finanziaria. Divario di genere e bassa educazione finanziaria vanno affrontati congiuntamente, prevedendo percorsi formativi di consulenza e informazione per avvicinare sempre più l’universo femminile ad una partecipazione attiva della gestione del risparmio familiare in un’ottica di medio-lungo termine.

Conclude Antonella Massari:Come AIPB e come industria abbiamo la responsabilità e il dovere di osservare il fenomeno e promuovere il cammino verso una reale parità di genere, senza battute di arresto e regressioni. Quel minuscolo ma significativo 0,3% di donne perle rare, che il nostro osservatorio ha intercettato, conforta l’idea che il cambiamento non solo è necessario, ma è possibile”.