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Private banking: sfida aperta per conquistare la nuova ricchezza

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Mentre l’economia globale entra in una nuova fase di espansione patrimoniale, alimentata da mercati azionari in crescita e da un’ondata di investimenti in tecnologie emergenti, il Vecchio Continente mostra segnali di debolezza strutturale. Secondo la 29 esima edizione di World Wealth Report 2025 del Capgemini Research Institute, la popolazione europea di High Net Worth Individuals (HNWI) – coloro che detengono patrimoni investibili superiori al milione di dollari – è scesa del 2,1% nel 2024.

A pesare sul dato, stagnazione economica, instabilità politica e un contesto macro-finanziario poco favorevole. Regno Unito (-14.000 HNWI), Francia (-21.000) e Germania (-41.000) guidano il trend negativo. Un paradosso si cela però nei dati: mentre il numero di milionari cala, cresce del 3,5% la popolazione degli ultra-ricchi (UHNWI), a conferma di una crescente concentrazione della ricchezza nelle fasce più elevate. Ma la sfida più profonda non è congiunturale: è generazionale. E porta il nome di Great Wealth Transfer.

Ottantamila miliardi in movimento

Entro il 2040, secondo Capgemini, circa 83.500 miliardi di dollari cambieranno proprietario a livello globale, dando vita al più grande trasferimento di ricchezza intergenerazionale della storia. Entro il 2030, il 30% degli HNWI avrà già ricevuto un’eredità; la quota salirà al 63% entro il 2035 e all’84% entro il 2040.

Un cambiamento epocale che rischia di travolgere gli attuali modelli di wealth management. Il dato chiave è che l’81% dei nuovi eredi intende cambiare società di gestione patrimoniale entro due anni dalla ricezione del patrimonio. Inoltre, il 62% è pronto a seguire il proprio consulente nel caso in cui quest’ultimo cambi istituto.

Next-gen HNWI: nuove generazioni, nuove regole

Il report mette poi in evidenza che i clienti HNWI del futuro – spesso Millennial o Gen Z – non si accontentano più di soluzioni standardizzate. Chiedono esperienze digitali avanzate, investimenti alternativi ad alto potenziale e servizi iper-personalizzati. Il 15% dei portafogli HNWI è oggi allocato in asset non tradizionali come private equity e criptovalute, con un picco di propensione al rischio tra i giovani investitori: il 61% si dichiara disposto a puntare su prodotti ad alto rendimento.

Per l’industria europea della gestione patrimoniale, la transizione richiede dunque un ripensamento radicale. Tra le priorità: rafforzare le piattaforme digitali, ampliare l’offerta alternativa e presenziare nei nuovi hub globali della ricchezza come Singapore, Hong Kong, Dubai e Riad. Il rischio? Essere tagliati fuori dal nuovo ordine globale.

Il paradosso europeo e l’arretramento geopatrimoniale

Il report di Capgemini sottolinea inoltre come, a fronte della contrazione in Europa e Medio Oriente (-2,1%), gli Stati Uniti guadagnano 562.000 nuovi milionari, con una crescita del 7,6% che porta la popolazione HNWI a 7,9 milioni. India e Giappone seguono con un +5,6%, mentre la Cina arretra dell’1%. In America Latina la flessione è ancora più marcata, complice l’instabilità fiscale: -13,3% in Brasile e -13,5% in Messico.

Il quadro evidenzia una progressiva perdita di centralità dell’Europa e del Medio Oriente nello scacchiere patrimoniale globale. Le nuove geografie della ricchezza si stanno spostando verso economie più dinamiche, digitalizzate e con un approccio più flessibile alla regolamentazione finanziaria.

La sfida interna: trattenere i talenti

Ma la minaccia per il wealth management europeo non viene solo dall’esterno. È la fuga dei consulenti finanziari a mettere sotto pressione il sistema. Uno su tre lamenta la scarsa dotazione digitale della propria società, con impatti diretti sulla produttività e sulla qualità della relazione con il cliente. Il 25% prevede di cambiare azienda entro 12 mesi, e il 20% andrà in pensione entro il 2035. Senza un rinnovo generazionale e tecnologico del settore, il rischio è duplice: perdere clienti e perdere chi li serve.

In altre parole, il wealth management europeo è davanti a un bivio. Rimanere ancorato a modelli del passato o abbracciare innovazione, personalizzazione e prossimità digitale. Il tempo per reagire c’è, ma non è infinito.