Ponte sullo Stretto: l’antimafia delle chiacchiere

22 Maggio 2017, di Giovanni Falcone

Nell’articolo che segue, a proposito della necessità più volte evocata nella nostra storia non solo recente di realizzare una importante infrastruttura atta ad unire la Sicilia al continente, l’illustre e noto prelato, da sempre ostile al progetto, avrebbe fra l’altro affermato: Ponte sullo Stretto, Don Ciotti: “Avrebbe unito due cosche” (1).

Sia pure a distanza di trent’anni ma soprattutto per riferimenti e contesti diversi – sui quali peraltro non concordo – mi viene in mente l’articolo di Leonardo SCIASCIA intitolato “I professionisti dell’antimafia”.

Da sempre, quando si parla di infrastrutture – come strade, porti o aeroporti – l’Italia è divisa in due.
Salvo distribuire soldi a pioggia, senza merito e senza progetti aventi una minima validità o legame con la crescita del territorio, la politica non sa fare o almeno, non ha mai fatto.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti: il Sud, il Mezzogiorno è trent’anni indietro al resto del Paese.
Detto questo, l’esigenza di un ponte in grado di unire due sponde, nasce da una cultura che guarda allo sviluppo del territorio, al futuro, alle esigenze occupazionali, ai legami socio economici dei territori interessati, che non può assolutamente prescindere dalla realizzazione della fondamentale infrastruttura.

Pensare di combattere la mafia con i convegni, i proclami o i cortei è solo demagogia allo stato puro.
La mafia si combatte semplificando i processi amministrativi della pubblica amministrazione, la burocrazia e quindi la corruzione, i costi della politica, la governabilità.
La mafia si combatte creando occasioni di sviluppo e di lavoro che, salvo clientelismo distribuito come “vuoto a perdere”, soprattutto al Sud, non si è visto altro.

Allora, diciamola tutta: il “Ponte sullo stretto” è il futuro e frasi fatte come quella attribuita a Don Ciotti, sono chiacchiere adatte per le comparsate periodiche di presunta lotta alla mafia.!

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(1) Fonte: tempostretto punto it

BUONA LETTURA

Ponte sullo Stretto, Don Ciotti: “Avrebbe unito due cosche”

Il fondatore di Libera annuncia la Giornata della Legalita’ in ricordo delle vittime della mafia che si terra’ tra Messina e Reggio Calabria fra due anni.
Martedì, 29. Luglio 2014

“Per il momento il ponte sullo Stretto non si fa. Fortunatamente, anche perché non avrebbe unito tanto due coste, ma sicuramente avrebbe unito due cosche”. Con la consueta schiettezza don Luigi Ciotti ha parlato della mega opera ieri a Roma, durante la presentazione del protocollo anti-mafia firmato con il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ribadendo uno slogan a lui caro e gia’ adoperato in passato. Il fondatore di Libera ha annunciato così il “suo” ponte, La Giornata della Legalità in programma tra due anni tra Messina e Reggio Calabria: “attraverseremo lo Stretto per ricordare le vittime della mafia”. Più volte don Luigi Ciotti ha partecipato ad incontri pubblici e con i giovani organizzati tra Saponara e Messina per ricordare Graziella Campagna, simbolo della lotta antimafia.