Ponte Morandi, la relazione dei periti: “crollo per mancata manutenzione e difetti esecutivi”

2 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

Anni di mancate manutenzioni efficaci a contrastare degrado e corrosione ma anche “difetti esecutivi” rispetto al progetto originario. Sono questi i principali “indiziati” per il crollo del ponte Morandi, il viadotto autostradale di Genova collassato un anno fa causando la morte di 43 persone.

Lo scrivono i tre periti del gip Angela Nutini nella risposta al secondo quesito del primo incidente probatorio per il crollo del ponte Morandi. Secondo gli esperti, nelle parti esaminate “non si evidenziano interventi atti a interrompere i fenomeni di degrado”. Anzi, “gli unici ritenuti efficaci risalgono a 25 anni fa” si legge.

L’inchiesta vede indagate 71 persone, insieme alle due società Autostrade e Spea. I reati, a vario titolo, sono di omicidio colposo, omicidio stradale colposo, disastro colposo, attentato alla sicurezza del trasporti e falso.

In particolare per quanto riguarda il reperto 132 (l’ancoraggio dei tiranti sulle sommità delle antenne del lato Sud), considerata dalla procura di Genova la prova “regina” perché è il punto che si sarebbe staccato per primo, i periti hanno individuato nei trefoli “uno stato corrosivo di tipo generalizzato di lungo periodo, dovuto alla presenza di umidità di acqua e contemporanea presenza di elementi aggressivi come solfuri, derivanti dello zolfo, e cloruri”.

Ma non è solo l’assenza di manutenzione ad essere sotto esame. A peggiorare lo stato della struttura ci sarebbero anche difetti di esecuzione.

“Alcune guaine – scrivono gli ingegneri – non sono iniettate del tutto o lo sono parzialmente e i trefoli possono essere estratti manualmente per questo motivo”. Dove sono emersi difetti di esecuzione, “i cavi secondari sono spesso liberi di scorrere: alcuni trefoli non sono stati trovati dentro le guaine. In generale i cavi secondari nelle guaine presentano fenomeni di ossidazione e, in alcuni casi, con riduzione di sezione, i quali hanno effetti diretti sulla sicurezza strutturale” dice la relazione.