Case: i rischi climatici rischiano di dimezzare il valore degli immobili

27 Gennaio 2022, di Redazione Wall Street Italia

Le case più esposte a fenomeni climatici come le alluvioni rischiano di perdere quasi la metà del loro valore, il 45% per la precisione, con conseguenze rilevati per le banche esposte al settore immobiliare.

Lo riferisce all’agenzia stampa Bloomberg Fernando de la Mora, managing director di Alvarez & Marsal, società che fornisce consulenza alle banche anticipando gli scenari degli stress test della Bce, che saranno pubblicati questa settimana, che provano a capire scoprire come se la caveranno gli istituti di credito, anche considerando le politiche dei governi per combattere il cambiamenti climatici.

I nuovi test della Bce si profilano come uno degli esercizi più dettagliati sul rischio climatico, e includeranno anche l’impatto di elementi come i prezzi più elevati delle emissioni o l’impatto dell’efficienza energetica delle case sul mercato dei mutui.

Case, inondazioni e siccità: paesi più esposti

“Quello che è più preoccupa sono i rischi fisici“, ha affermato de la Mora, che sta lavorando con gli istituti di credito per guidarli attraverso i requisiti stabiliti negli stress test. Prendiamo il caso delle inondazioni. Un recente studio della Bce ha rilevato che il 22% delle banche dell’area euro ha un’elevata esposizione verso questo rischio, specie in Austria, Olanda, Germania e Francia, mentre gli incendi rappresentano una minaccia predominante in Spagna e Italia.

Per gli asset immobiliari a basso rischio di inondazioni, la BCE ipotizza un calo del 5% del valore, secondo de la Mora. Lo scenario di siccità della banca centrale è invece “più gestibile” e comporta un impatto economico dovuto alla minore produttività. Solo i paesi dell’Europa meridionale subiscono forti shock del Pil in settori legati al clima, come l’agricoltura.

“Il valore degli scenari a lungo termine non è il numero preciso di accantonamenti che le banche dovranno costruire, ma il differenziale tra questi risultati”, ha continuato l’esperto.
Si prenda in considerazione l’estrazione mineraria, un settore strettamente associato al riscaldamento globale. Le imprese del settore vedrebbero i loro spread creditizi aumentare di 42 punti base entro il 2050 supponendo che ci sia una transizione ordinata verso un mondo a basse emissioni di carbonio, ma di quasi 350 punti base entro il 2030 in uno scenario disordinato, ha affermato de la Mora. “Lo shock c’è davvero nel breve termine”, ha detto.