Pmi nella morsa dei controlli: ogni anno rischiano fino a 122 “esami” da 19 enti pubblici

21 Ottobre 2019, di Mariangela Tessa

Le piccole e medie imprese italiane sono nella morsa di continui controlli: Tra Inps, Inail, Ispettorato Nazionale del Lavoro, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Guardia di Finanza, Aziende/Unità sanitarie locali, Vigili del Fuoco, Camere di Commercio, Autorità garante della Privacy, Carabinieri forestali, NAS, NOE, Siae, etc., le Pmi rischiano, potenzialmente, 122 “verifiche” all’anno da parte di 19 Enti pubblici diversi.

A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia che ha aggiornato la periodica elaborazione sui possibili controlli che una pmi può incorrere durante l’anno.

Il settore ambiente e sicurezza nei luoghi di lavoro è il più a “rischio”: è interessato da 60 possibili controlli che possono essere effettuati da undici enti ed istituti diversi.
Nell’ambito del fisco il numero dei controlli è pari a 30 e sono sei le agenzie e gli enti coinvolti; nell’area lavoro della contrattualistica il numero dei possibili controlli si attesta a 21, mentre gli istituti e le agenzie interessate sono quattro; quanto all‘amministrativo, il settore registra undici controlli che sono ad appannaggio di sette diversi enti ed istituti.

“Con un coacervo di norme spesso incomprensibili e in parecchi casi in contraddizione fra loro – ha dichiarato il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – qualsiasi imprenditore, soprattutto se piccolo, corre il pericolo di non essere mai in regola con la legge.
Pertanto, l’ipotesi di un controllo viene vissuto dal titolare dell’attività come un incubo che rischia di gettare nel panico chiunque. Per superare questa situazione è auspicabile la riduzione del quadro normativo generale, rendendo altresì più semplici e comprensibili le leggi, i decreti, le ordinanze, le circolari e i regolamenti attuativi.
Altrimenti, la forte discrezionalità che tutt’oggi beneficiano coloro che sono chiamati ad eseguire le attività ispettive non verrà mai meno. Dove è possibile, infine, va incrementato il numero dei controlli formali, cioè quelli eseguiti in remoto per via telematica”.

La CGIA ricorda a questo proposito che, “nonostante gli annunci e le promesse sbandierate ai venti da tutti gli esecutivi che hanno governato il Paese negli ultimi 10 anni, il numero complessivo dei potenziali controlli è rimasto pressoché lo stesso”.

“In linea generale – ha aggiunto il segretario Renato Mason – agli uffici pubblici viene sempre più richiesta l’erogazione di servizi in tempi ragionevolmente brevi. Purtroppo, la presenza di tantissimi lacci e lacciuoli decisi da apparati centrali autoreferenti e lontani dal territorio, costituiscono il principale ostacolo contro il quale sono costretti a misurarsi i dipendenti pubblici.
Il venir meno di tante norme, eccessivamente complesse e spesso inutili, potrebbe liberare tantissime energie e risorse nel Paese, aiutando le imprese e i cittadini a svincolarsi dagli ostacoli tesi da norme spesso indecifrabili, semplificando, allo stesso tempo, anche il lavoro di chi è costretto ad applicarle e farle rispettare”.