Pmi: Brexit fa male a Regno Unito non all’Eurozona

22 Luglio 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – Per il momento la decisione del Regno Unito di abbandonare l’Unione Europea sta avendo un impatto negativo più sul paese della Corona inglese piuttosto che sull’Europa. L’attività delle aziende dell’area euro si è contratta ma meno del previsto in luglio, schivando le implicazioni negative soprattutto a livello di fiducia che poteva avere lo choc della Brexit.

Secondo gli ultimi sondaggi sui direttori d’acquisto nel settore dei servizi e del manifatturiero, l’attività nel blocco a 19 resta in fase di espansione, anche se il ritmo della crescita è inferiore a quello del mese precedente. A luglio l’indice Pmi composito preliminare ha registrato infatti un incremento a 52,9 punti, sopra le previsioni che erano in media per una lettura di 52,5 punti, almeno stando agli analisti interpellati da Reuters.

In parallelo sono usciti anche i dati sempre preliminari del Pmi del Regno Unito che hanno fortemente deluso le aspettative. Gli indici dei servizi e del settore manifatturiero britannico si possono definire disastrosi e hanno inflitto un duro colpo alla sterlina sui mercati valutari. La contrazione dell’economia del Regno Unito è stata la più marcata di sempre e il risultato è stato il peggiore da marzo 2009.

Reazioni isteriche degli economisti

L’indice Pmi composito britannico si è attestato a 47,7 punti in luglio, un netto peggioramento rispetto ai 52,4 punti registrati il mese precedente. La divisa britannica è scesa ai minimi di giornata sul dollaro posizionandosi in area $1,3186.

Non tutti gli analisti sono per la verità sorpresi dalla negatività del dato, tenuto conto che a luglio l’incertezza sul futuro economico, politico e commerciale del Regno Unito è ancora grande. L’analista Michael Hewson di CMC Markets dice che “sebbene i numeri siano peggiori delle attese, ai minimi di sette anni, scatenando le reazioni isteriche di alcuni commentatori economisti, i cali non dovrebbero stupire troppo visti lo stallo e le turbolenze ai piani alti del governo nei giorni successivi al voto” sulla Brexit.

“La grande domanda importante da porsi ora è se il rallentamento sarà anticipatore di una  condizione economica più permanente, oppure se invece negli ultimi giorni di luglio l’attività riprenderà a espandersi, adesso che abbiamo condizioni politiche più stabili e che le nubi della Brexit hanno incominciato a schiarirsi”.

Nel resto dell’area euro intanto fanno bene la Francia e soprattutto la Germania, mentre l’Italia ha sperimentato una contrazione di fatturato e ordini all’industria. L’Istat ha reso noto che il fatturato è sceso dell’1,1% su base mensile e del 2,7% su base annua mentre gli ordinativi industriali sono calati del 2,8% m/m e del4,2% a/a, a causa soprattutto del mercato estero (-5,7%). Quello interno registra una flessione più contenuta (-0,6%).

In Germania l’indice Pmi manifatturiero si è attestato a 53,7 punti, facendo meglio delle attese e dei dati di giugno (54,5 punti). Il consensus era di 53,5 punti. In Francia l’indice Pmi manifatturiero preliminare si è attestato a luglio a 48,6 punti, in calo dai 48,3 del mese precedente. Le stime in questo caso erano per un risultato pari a 48 punti.