Petrolio di scisto: produzione risalirà con prezzi a $40

29 Febbraio 2016, di Alberto Battaglia

NEW YORK (WSI) – I produttori di shale oil, quelli che estraggono petrolio attraverso la frantumazione delle rocce di scisto, non sono attori marginali della produzione globale: la riduzione dell’output di queste società, scrive l’agenzia Reuters, sta contribuendo a mitigare il forte declino dei prezzi dell’oro nero. Ma, allo stesso tempo, non appena le quotazioni del barile risaliranno scatterà nuovamente la produzione, con l’effetto di smorzare eventuali ritorni verso l’alto dei prezzi del greggio.

Molte aziende attive nel settore dello shale oil hanno, visti i superiori costi di produzione della tecnica, hanno operato licenziamenti e moderazioni nella produzione; tuttavia aziende come Continental Resource è pronta ad aumentare gli investimenti allorquando il barile dovesse raggiungere i 40-45 dollari al barile.

Anche Whiting Petroleum, che prevede d’interrompere il fracking di nuovi pozzi entro la fine di marzo, riconsidererà “il completamento di alcuni di questi pozzi” se il petrolio tornerà nella stessa fascia di prezzo. John Kilduff, partner presso Again Capital, pertanto ritiene che “se dovesse esseri un outlook toro sulla domanda, [le aziende ‘shale’] cercheranno di aumentare la produzione”.

D’altro canto c’è chi ritiene che una sostenuta ripresa dell’offerta, al di là del breve termine, richiederebbe costose perforazioni di nuovi pozzi. Il barile “deve arrivare 55 dollari prima che si veda qualcuno fare piani per nuove produzioni”, afferma Carl Larry, direttore della divisione oil&gas presso Frost & Sullivan.

Una prospettiva poco probabile per quest’anno, almeno secondo Morgan Stanley e Anz, che prevedono una media annua, per il greggio, fra i 30 e i 35 dollari. Oggi il barile Wti costa 32,65 dollari. Riprendere la produzione, inoltre, potrebbe rivelarsi complicato dopo i licenziamenti di migliaia di lavoratori che, dal 2014, hanno caratterizzato il settore.