Per salvare posti di lavoro “moratoria debiti”

11 Marzo 2016, di Daniele Chicca

ROMA (WSI) – L’ingente liquidità a costo zero che le banche riceveranno in seguito alla decisione di ieri della Bce di azzerare i tassi d’interesse e immettere nuova liquidità nel sistema, deve servire anche a gestire l’indebitamento delle aziende agricole in difficoltà.

Siccome ci vorranno mesi prima che il bazooka di Mario Draghi abbia effetto, tuttavia, bisognerebbe anche perdonare i debiti e i mutui delle imprese italiane in maggiore difficoltà. Solo così si riusciranno a salvare migliaia di posti di lavoro a rischio.

Ne sono convinti il vice presidente nazionale di Coldiretti e il presidente di Coldiretti Lombardia, Ettore Prandini. “Sono risorse europee che ci aspettiamo vengano usate anche per una moratoria dei debiti delle aziende agricole più in difficoltà, in particolare quelle del settore zootecnico”, si legge in un comunicato che mette in evidenza il crollo dei prezzi alla produzione, che sta mettendo in difficoltà gli allevamenti. Nella nota si parla di “centinaia di stalle”).

Coldiretti denuncia la crisi del credito agrario in Lombardia, un mercato pari a oltre 8 miliardi di euro con quasi il 71% su operazioni di lungo periodo per investimenti e sviluppo. “Negli ultimi cinque anni però almeno il 10% delle aziende che hanno rapporti di credito bancario hanno valutato o richiesto l’allungamento del periodo di ammortamento del finanziamento per gestire meglio equilibri di bilancio, messi sempre più a rischio dalla crisi dei prezzi alla stalla”.

Per poter salvare decine di migliaia di posti di lavoro, il presidente e il direttore della Coldiretti di Grosseto, Marco Bruni e Andrea Renna, da parte loro, hanno rilevato qualche giorno fa l’assoluta necessità di “misure nazionali di rapida attuazione con una moratoria su mutui e prestiti agli allevamenti di 24/36 mesi, nonché un riposizionamento debitorio dal breve al medio, lungo termine ed un impegno straordinario sui fondi di garanzia. Una necessità che può accompagnare il position paper che l’Italia presenterà alla Commissione europea, che prevede l’obbligo di etichettatura di origine per fermare le importazioni dall’estero da spacciare come Made in Italy”.

“La situazione è paradossale: da troppo tempo le imprese sono costrette a lavorare con prezzi di vendita al di sotto dei costi di produzione, ora è necessaria e urgente una ‘boccata d’ossigeno’ per non far chiudere per sempre le nostre stalle alla luce dei tagli annunciati sul prezzo che si sono tramutati in cruda realtà”.

Secondo un’analisi di Coldiretti Lombardia sul sistema del credito, ci vorranno almeno due o tre mesi prima che il ​Quantitativ​e​ Easing​ della Bce arrivi sui territori delle aziende agricole.