Per salvare l’euro altre misure Bce e alzare il tetto del deficit

23 Aprile 2012, di Daniele Chicca

New York – La crisi ha gia’ causato enormi danni all’Europa, politicamente, socialmente ed economicamente. Come mostrano gli ultimi sondaggi, la fiducia nell’Unione Europea e nelle sue istituzioni e’ ai minimi storici. Con almeno due paesi sull’orlo del collasso civile, oltre che economico, e altri tre in piena tempesta, e’ giunto il momento per le autorita’ di Grecia, Spagna, Italia, Portogallo e Irlanda di assumersi le responsabilita’ per i debiti enormi accumulati e di evitare come la peste di fare affidamento sui piani di salvataggio europei. I cittadini sono stanchi e hanno in piu’ occasioni espresso il loro dissenso per la perdita di sovranita’ fiscale che deriva dai programmi di sostegno esterni e dalle misure di austerita’ spietate.

Uscire dall’area euro per i paesi in difficolta’ sarebbe semplice a livello operativo se si riuscisse a dimostrare che la ‘causa di tutti i mali e’ la moneta unica. Ma cosi’ non e’. Anche a giudicare dai cambiamenti in seno ai governi di Spagna, Italia e Grecia, e’ evidente che la colpa viene additata a chi ha amministrato sin qui quelle nazioni.

Premesso che ancora non ci sono piani di uscita dall’euro realizzabili sul tavolo dei negoziati, la soluzione indicata in un’intervista a Wall Street Italia dall’economista Warren Mosler per rilanciare la crescita e renderla sostenibile del tempo e’ semplice e passa anche per le decisioni di Mario Draghi: la banca centrale europea dovrebbe fornire finanziamenti al sistema, mentre ai paesi membri viene imposto il giusto limite di spese pubbliche, passando per un cambiamento del Trattato di Amsterdam.

E’ cosi’, piu’ che svalutando, che si controllerebbe a piacimento il valore della moneta unica: modificando l’ammontare delle spese statali che influiscono sul deficit. “La Bce puo’ facilitare il finanziamento degli stati membri imponendo tassi di interesse bassi, indipendentemente dai mercati”. Ma questo non porterebbe a una perdita di valore sufficiente della moneta unica, secondo uno degli economisti piu’ citati da Paolo Barnard e altri neomilitanti delle teorie monetarie moderniste (Modern Monetary Theory).

In contemporanea, per ripristinare la fiducia dei mercati nei confronti dei paesi indebitati ‘inaffidabili’ della periferia e sopratutto per mettere fine alla siccita’ di fondi che vengono reperiti dall’estero, gli stati in questione, i cosiddetti Piigs, dovrebbero emettere un tipo speciale di bond “vincolato alle tasse”, che contenga una clausola speciale: “Se (e solo se) il paese che emette debito fa default, l’importo puo’ essere utilizzato per i pagamenti delle imposte in quel paese. La proposta, presentata nel report intitolato “Una soluzione nazionale alla crisi del debito europea” nasce dalla collaborazione tra due delle menti piu’ brillanti d’America, quelle degli economisti Mosler e Philip Pilkington.

Pilkington e Mosler richiamano l’attenzione sul fatto che i paesi come il Giappone che stampano una moneta propria non si trovano ad affrontare costi di interesse pesanti o addirittura insormontabili sul loro debito. La ragione e’ semplice: questi paesi possono sempre effettuare i pagamenti alla scadenza fissata. E se gli investitori sono consapevoli del fatto che il Giappone puo’ sempre creare yen a sufficienza per soddisfare i suoi obblighi, allora non verranno vinti dal panico in caso di difficolta’ economiche del paese.

COME FUNZIONA

“Se un investitore detiene un titolo di stato irlandese di questo tipo del valore – ad esempio – di mille euro e il governo non riesce a rispettare il pagamento degli interessi o del capitale, l’investitore avra’ il diritto di convertire il debito, effettuando pagamenti fiscali per il governo irlandese in un importo pari a 1.000 euro”.

Chiaramente da solo questo strumento innovativo non puo’ funzionare senza le giuste riforme politiche in atto, che puntino su crescita e occupazione. Il fallimento delle politiche messe in atto finora e’ evidente: bisogna girare pagina. “I bond vincolati alle tasse: sono sufficienti a mettere fine alla crisi di fondi. Tuttavia gli stati membri dovranno risolvere il problema della crescita e l’occupazione”, ha ricordato il direttore del Centro per il pubblico impiego e la stabilita’ all’Universita’ del Missouri. “Per ritornare alla prosperita’ va assolutamente rivisto il Patto di Stabilita’ e Crescita (PSC) europeo adottato nel 1997 ad Amsterdam per rivedere il trattato di Maastricht. Il limite del deficit del 3% e’ insufficiente: bisognerebbe arrivare al 6-7% almeno”.

Secondo l’ex candidato alle presidenziali per il partito democratico, in tutto questo e’ indispensabile la mano amica della Bce a supporto. “Ricorrere agli aiuti del FMI non e’ mai la migliore soluzione operativa”, ricorda il 62enne economista. L’istituto di Francoforte, invece, puo’ prestare denaro ai paesi dell’area euro con piu’ facilita’ e con conseguenze meno negative sull’economia. “Solo dal punto di vista politico c’e’ un vantaggio nel ricorrere alle risorse del Fondo”.

IL PERSONAGGIO:

Warren Mosler 62 anni, e’ un economista e gestore di fondi americano, presidente e fondatore della casa automobilistica Mosler e confondatore del “Centro per il pieno impiego e la stabilita’ dei prezzi” all’Universita’ del Missouri, a Kansas City. Per breve tempo e’ stato candadidato alle elezioni presidenziali del 2012 come membro del Partito democratico, prima di abbandonare la corsa per il Senato americano. E’ famoso per i suoi scritti sulla Modern Monetary Theory, una teoria che descrive il modo con cui denaro virtuale viene creato e utilizzato nelle economie moderne.

LEGGI LA VERSIONE INTEGRALE DELL’INTERVISTA

The European crisis is mainly a crisis of “monetary sovereignty”: the power is in the hands of the ECB, not the countries. The Eurozone relies on the ECB to save itself. Should the ECB devalue the currency of 30% in order to help troubled countries, even if it is what every policy maker has been doing for a while?

The Ecb can facilitate the funding of the member nations at low interest rates, independently of ‘markets’. However, this does not change the value of the currency. What can change the value of the euro is the amount of deficit spending permitted. Therefore, system wide Ecb funding combined with the right level of allowable deficit spending can work to sustain desired levels of growth.

Who and what is going to save Europe from the euro? What is the most likely exit plan?

First, there is little popular support to leave the euro, last I read. This is because it isn’t obvious the euro is the cause of the problems of the member nations. In these times of recession and financial crisis, unlike the previous experience of many member nations in similar circumstances in the past, there has been little inflation and the euro has remained firm. Therefore the ‘intuitively obvious’ point of blame is the policies of the governments of the member nations rather than the currency itself. This explains the moves to replace the government leaders rather than to replace the currency.

Second, from what I’ve seen, there are no viable ‘exit plans’ in the public discussion. Exiting, however, is operationally quite simple. A nation like Italy would simply announce taxes would be payable only in lira, and public sector workers would be paid in lira.

Would a tax-backed bonds solution be enough? Why not turn to the idea of Eurobonds which will be guaranteed by the EFSF and backed by the ECB?

Tax backed bonds are sufficient to end the immediate funding crisis. However member nations would still be left with the Security and Growth Pact which limits budget deficits to 3% of GDP. Yet, 3% is not currently sufficient for growth and full employment. My best guess is that deficits of 6-8% of GDP are currently required, and maybe higher. So to restore prosperity the SGP would need to be expanded.

Can you explain how the idea of ‘neo-cartalist’ economy and tax-backed bonds can be carried out in Europe?

I don’t use the term ‘neo cartalist’ but will respond to the question I think you’re getting at. Tax backed bonds are simply (transferable) bonds, that in the case of non payment, continue to pay interest and don’t ‘default’ but instead can be used at any time for payment of taxes. This means they are always ‘money good’ and therefore nearly ‘risk free’ and should carry very low interest rates.

This policy is carried out simply by announcing and adding to the bond indenture that all new Italian bonds, for example, in the case of non payment can be used for the payment of Italian taxes.

These days in Washington D.C., the IMF have just got a boost to its funding resources. Is not a contradiction that Italy and Spain are going to finance their own bailout plans? What is your take on this matter?

The IMF is not necessary operationally as the ECB can better lend euro than the IMF. However, politically there seems to be an advantage to using the IMF.

Per contattare l’autore: Tweet @neroarcobaleno